Le relazioni tossiche sul lavoro

Ripercorriamo varie disfunzionalità relazionali che possono insorgere nell’ambiente di lavoro sia con i superiori che con colleghi di pari grado.

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La felicità sul lavoro è forse utopia, ma quando le relazioni lavorative diventano “tossiche” è decisamente troppo! Per difendersi bisogna prima inquadrare come queste relazioni inquinanti giocano nei rapporti sul lavoro: solo così è possibile riconoscerle e arginare la loro tossicità rispetto a sé stessi e all’ambiente di lavoro.

Le relazioni interpersonali possono essere serene, soddisfacenti, stimolanti, rassicuranti, certamente altalenanti nelle loro dinamiche di movimenti emotivi che le caratterizzano a fronte di eventi che coinvolgono le persone in rapporto tra loro, oppure possono essere o trasformarsi nel peggiore degli incubi.

Questo vale in ogni contesto della vita privata e della vita lavorativa (tra capo e collaboratore, tra colleghi di pari livello, nel gruppo temporaneo di lavoro, tra responsabili di differenti unità organizzative o all’interno della stessa area, oppure con soggetti esterni alla propria organizzazione ma con i quali è “obbligatorio” avere rapporti professionali). Poniamo dunque il focus sulle relazioni distruttive nel contesto lavorativo. Relazioni tossiche perché rendono il clima di lavoro irrespirabile e perché sono nocive all’equilibrio e alla salute psicologica e sociale della persona e del team in cui si opera. Non si può mai sottovalutare l’“effetto domino” dello spargersi del disagio nel gruppo di lavoro. Se l’ambiente di lavoro non può essere un eden, avulso dalle caratteristiche umane e quindi anche dalle emozioni e dalle irrazionalità che rendono umano l’essere umano, è pur vero che chi gestisce le persone ha una responsabilità particolare nel saper o non saper riconoscere i comportamenti distruttivi propri e altrui che danneggiano il contesto di lavoro. E, comunque, ognuno di noi ha una propria responsabilità nel muoversi e favorire agio o malessere nelle relazioni con gli altri. Sul lavoro non scegliamo le persone con cui lavorare e quindi la nostra attenzione merita un particolare sforzo di concentrazione, non foss’altro perché passiamo più tempo in attività professionali dentro e fuori il luogo di lavoro rispetto a quello che dedichiamo alla vita privata. Pertanto la ricerca della salubrità dell’aria lavorativa che respiriamo la dobbiamo in primo luogo a noi stessi e poi, certamente, anche agli altri.

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Questo articolo è di Luciana d'Ambrosio Marri ed è presente nel numero 282 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto