La danza narcisa

Una modalità disfunzionale dello stare insieme si ha quando uno o entrambi i partner sono incapaci di mettersi nei panni dell’altro e assolutizzano la propria posizione.

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«Carismatico, eloquente, un encantador, “il mio principe azzurro”. La persona narcisa si mostra brillante, ama salire in cattedra e venir ascoltata, è divertente, spesso trasgressiva, mai banale. Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione, cerca emozioni forti di cui ha assoluta necessità». Questo scrivevo nella prima pagina del mio libro Ho sposato un narciso, uscito nel 2006. Mi riferivo soprattutto agli uomini narcisisti, quando ormai è diventato d’obbligo applicare questa descrizione sia a uomini che a donne, perché il narcisismo – che nell’Ottocento e nei primi del Novecento era un tratto di personalità di chi se lo poteva socialmente permettere – è diventato una caratteristica comune. È un disturbo di personalità all’interno di una società che Lash (1979) ha definito «cultura del narcisismo», caratterizzata da edonismo, autoreferenzialità ed egoismo. Troviamo sia uomini che donne, anche giovani adulti, che funzionano molto bene nella vita di tutti i giorni – simpatici, stimolanti e pieni di energia – ma che possono ridursi a uno straccio nelle situazioni amorose, in cui mettono alla prova, squalificano, scompaiono, pretendono, tradiscono e si comportano in maniera egoista, incapaci di mettersi nei panni dell’altro/a.

 

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Questo articolo è di Umberta Telfener ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto