Il genitore narcisista

I danni che possono fare un padre o una madre che amino troppo sé stessi, pronti a rubare la scena persino al figlio.

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Quando Silvana, insegnante di lettere e filosofia, ricevette, nel primo pomeriggio di sabato, la telefonata dall’ufficio del padre provò la stessa rabbia e frustrazione di sempre. All’altro capo del filo c’era la segretaria che la informava che il commendatore suo padre, in città da mercoledì per affari, voleva che lei lo accompagnasse a una cena di lavoro sabato sera, ossia quello stesso giorno. Le comunicava poi l’indirizzo dell’hotel in cui il padre era alloggiato e l’orario in cui lei doveva passare a prenderlo in auto per poi recarsi insieme in un noto ristorante. Raccomandava, infine, di indossare un abito da sera.

Tre i motivi all’origine dell’irritazione di Silvana dopo quella telefonata. Il primo era che suo padre, un abile e fortunato uomo d’affari, invece di telefonarle direttamente l’aveva fatta chiamare dalla segretaria, a 300 km di distanza, come se si trattasse di un incontro di lavoro. Il secondo è che, sebbene non si sentissero da mesi, suo padre non metteva minimamente in dubbio che lei sarebbe stata disponibile ad accompagnarlo alla cena di lavoro, senza considerare che quella sera avrebbe potuto già essere impegnata, come di fatto era.

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Questo articolo è di Anna Oliverio Ferraris ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto