Il costo del successo

Quanto più raggiungiamo un successo frutto di elementi accidentali e non di nostre qualità, tanto più siamo fragili nell’amministrarlo perché temiamo di perderlo da un momento all’altro.

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Non è facile gestire il successo soprattutto quando arriva troppo presto. Da Macaulay Culkin, il bambino protagonista del film Mamma, ho perso l’aereo, a Drew Barrymore, la bambina del film E.T., la storia del cinema è piena di bambini prodigio che hanno raggiunto un successo planetario in giovanissima età e che crescendo hanno avuto problemi di alcol o droga, rapporti difficili con i genitori e si sono poi trovati nella necessità di ristrutturare l’immagine di sé e del mondo che li circondava. 
L’ultimo in ordine di tempo è Daniel Radcliffe, il protagonista della serie cinematografica di Harry Potter, impegnato come attore dall’età di 11 a quella di 21 anni. Sebbene non rinneghi il lavoro di quegli anni, già mentre girava le ultime serie Daniel aveva cominciato a bere per reggere la tensione di trovarsi sempre sotto la luce dei riflettori e al centro dell’insistente attenzione dei suoi fan. Ma il problema maggiore è arrivato quando, uscito dal ruolo del maghetto per motivi anagrafici, Daniel ha iniziato a chiedersi se sarebbe stato in grado di avere di nuovo successo al di fuori di quel ruolo che lo aveva reso “qualcuno”. Se cioè il successo che aveva raggiunto interpretando il ruolo di Harry Potter fosse dovuto alle sue doti di attore o se non fosse piuttosto “piovuto dal cielo” per una serie di fattori fortunati. Insomma, se non fosse stato creato e sostenuto dalla potente macchina hollywoodiana che gli aveva cucito addosso il personaggio del maghetto in cui si erano identificati milioni di ragazzini.

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Questo articolo è di Anna Oliverio Ferraris ed è presente nel numero 282 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto