Covid-19: relazioni di lavoro più difficili

Con la pandemia è incrementato il lavoro a distanza, ma le relazioni insane degli ambienti professionali non sono sparite, si sono aggiornate in base alle nuove modalità operative.

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Anche prima della pandemia da Covid-19, molti avevano sentito parlare di, o avevano vissuto in prima persona, un ambiente di lavoro tossico dove le relazioni tra colleghi o con i superiori non solo sono difficili, ma diventano dannose perché molto stressanti. Tutti sanno di cosa stiamo parlando se pensano, per esempio, alla persona attaccabottoni, petulante fino alla noia, che cerca di monopolizzare il tempo di tutti; allo sputasentenze, che si crede il più intelligente, vuol far sentire gli altri incapaci e, se qualcosa va storto, dà sempre la colpa agli altri; al procrastinatore, che causa continui ritardi alla squadra, perde tempo e invia di continuo e-mail con richieste di chiarimento solo perché è incapace di decidere; al maldestro cronico, sempre disinformato, incompetente, demotivato e senza più credibilità sociale; al martire, che pensa di fare tutto lui e passa metà della giornata a lamentarsi di come gli altri siano pigri o incapaci; al doppiogiochista, che fa il carino in faccia, ma alle spalle vive di pettegolezzi e alla prima occasione può rovinare la reputazione o la carriera di qualcuno; al sociopatico, che, nella forma più estrema, è vittima del proprio narcisismo (cioè dei pensieri grandiosi su sé stesso) o della tendenza machiavellica a manipolare gli altri e che si comporta spesso con fredda incoscienza come un serpente in giacca e cravatta, manifestando disprezzo delle regole e ricorrendo a menzogne, imbrogli e vessazioni fino al bullismo pur di raggiungere i propri scopi egoistici.

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Questo articolo è di Guido Sarchielli ed è presente nel numero 282 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto