Vizi, virtù e drammi della coppia alle prese con la convivenza forzata

La coppia è un organismo che ha risentito molto della fase della quarantena. Fra tenere riscoperte e tempi dilatati anche nella noia o nel risentimento, vediamo cosa è successo ad alcune relazioni sentimentali.

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Maria ha 45 anni, un marito e due figli adolescenti, in fase di svincolo. Prima era abituata a una grande indipendenza, la famiglia si incontrava solo la sera a tavola per mettere in comune la giornata; con la quarantena lei si è ritrovata incastrata di nuovo a fare la mamma e la moglie, trascurando il lavoro per preparare spremute ai figli, cucinare ogni giorno a pranzo e a cena e fare yoga con il marito che è depresso per il suo lavoro in stand-by. «Mi sento la grande mamma, un totem. Non so se reggo», mi dice al telefono chiedendo un appuntamento via Skype insieme al marito.

Fausto, 28 anni, ha accolto nella sua casa la sua nuova fidanzata. I primi giorni sono stati esaltanti, si sono sentiti come Adamo ed Eva nel paradiso, da soli, con pochi obblighi e tanto tempo dilatato a loro disposizione. Fausto a un tratto si è svegliato una mattina chiedendosi chi fosse colei che condivideva il suo letto e ha risposto con fastidio all’entusiasmo di lei. La voleva fuori di casa immediatamente, malgrado i divieti, lo stupore e le rimostranze della ragazza.

Alberto ha 43 anni, stava per separarsi dopo otto anni di relazione burrascosa e insoddisfacente, ma la chiusura della vita lo ha rintanato in casa assieme alla moglie e ai due figli, di 4 e 2 anni. Mi dice che intende sospendere il progetto di separazione, congelare ogni desiderio e imparare a usare questo tempo “paralizzato” per godersi i figli, per non alzare il livello della tensione. Ha solo paura della riapertura.

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Questo articolo è di Umberta Telfener ed è presente nel numero 280 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto