Tra narcisismo culturale e social la sindrome dell’influencer

Presentiamo una ricerca svolta tra giovani fruitori di Instagram, un social che è un luogo non solo di evasione, ma anche di lavoro.

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Chi di voi lettori non ha almeno un account su un social? Chi di voi non passa almeno un’ora della propria giornata a socializzare attraverso uno schermo? Fino a che punto questa cosa la si può considerare uso comune e quando diventa dipendenza?

In questo articolo, in realtà, non arriveremo davvero a parlare di una malattia o di una sindrome da social, anche se l’attenzione che oggi vi si riserva è massima, in particolar modo a Instagram. Instagram, infatti, non è più solamente luogo di svago, piacere e divertimento, ma anche di realizzazione professionale e personale. Apriamo per qualche minuto l’app e subito ci rendiamo conto di quante persone abbiano fatto fortuna: influencer, fashion e travel blogger sono riusciti, grazie al loro carisma, all’intensa attività sui social e a una buona dose di attrattività personale, a calamitare l’attenzione di liste infinite di sponsor pronti a pagare migliaia di euro per una singola foto nella quale venga pubblicizzato il loro merchandising.
 

MODIFICABILITÀ E ASINCRONICITÀ

In Italia abbiamo una delle pioniere in questa carriera a tutti gli effetti lavorativa: Chiara Ferragni. Lei non è che la prima di una lunga lista di persone – tra cui Mariano Di Vaio, Chiara Nasti, Veronica Ferraro –
che partendo dal nostro Paese sono riuscite a farsi conoscere in tutto il mondo grazie ai social e a conseguire fama, soddisfazioni e successo.

Psicologicamente parlando, queste persone paiono rispecchiare in chiave moderna i narcisisti esibizionistici di cui parlano Russ et al. in un articolo del 2008: individui che sembrano associati a un’eccessiva percezione della propria importanza, ma in una maniera attiva e con una consapevolezza tale da riuscire a sfruttare il narcisismo come forte motivazione al successo, raggiunto grazie all’alta attrattività e al notevole fascino personale. Cerchiamo allora di capire come Instagram si sta inserendo nelle nostre vite e come le nuove generazioni stanno reagendo a questi cambiamenti socioculturali.

Con l’avvento dell’epoca post-industriale, il mondo e la cultura occidentali sono stati soggetti a profondi cambiamenti che hanno portato le persone a spostare progressivamente il focus dei propri pensieri e bisogni dagli altri a sé stessi, valorizzando sempre di più autorealizzazione e indipendenza. Lo storico Christopher Lasch, nel libro The culture of narcissism (1978), ha coniato l’espressione «narcisismo culturale» suggerendo che è la società stessa a provocare nelle persone un’ansiosa preoccupazione per l’impressione che si produce sugli altri e per la ricerca di gratificazioni narcisistiche. Nel contesto socioculturale moderno l’individuo percepisce molto spesso il bisogno di uscire da un vissuto di anonimato sociale, all’interno del quale sente di non contare nulla, e per soddisfare questo bisogno uno dei modi che ha sviluppato è quello di creare una situazione sociale extra-ordinaria (Di Gregorio, 2017) in cui esporre ai “like” di un numero potenzialmente infinito di spettatori un’immagine di sé ideale e altamente controllata.

I dati statistici sembrano confermare questa tesi: ogni giorno aumenta infatti il numero di utilizzatori dei social e i trend riportano che, ad oggi, Instagram conta nel mondo ben un miliardo di utenti attivi al mese, con un’età media compresa tra i 19 e i 24 anni, di cui 19 milioni provenienti dall’Italia (Riccardi, 2019).

È in questo contesto socioculturale di bisogno che i social media hanno trovato la propria ragion d’essere, offrendo alle persone un’opportunità nuova di gratificare istantaneamente i propri bisogni di ammirazione e riconoscimento. Nei social network possono essere individuate diverse caratteristiche che rendono tali piattaforme un terreno particolarmente fertile per la gratificazione dei bisogni narcisistici. Strutturalmente, i social presentano 2 aspetti fondamentali: la modificabilità, che si riferisce alla possibilità di selezionare, modificare e ritoccare i contenuti, e l’asincronicità delle interazioni online, ovverosia la quantità illimitata di tempo che offrono per comporre il messaggio, il contenuto o la foto prima che questi siano esposti al giudizio altrui.

I social media, quindi, a differenza delle interazioni faccia a faccia, forniscono agli utenti gli strumenti (modificabilità) e il tempo (asincronicità) necessari per presentarsi all’altro attraverso un’immagine di sé il più possibile gradevole e positiva. Infatti, entrambe le caratteristiche danno la possibilità di presentarsi agli altri in modo controllato, ossia di condividere in modo selettivo soltanto quelle informazioni e quei contenuti che sono in grado di rafforzare la percezione positiva della propria immagine.

LA FRAGILITÀ NARCISISTICA DELLE NUOVE GENERAZIONI

Le nuove generazioni, nate e cresciute in un’epoca storica che le pone di fronte a modelli di identificazione perfetti e a ideali irraggiungibili, risultano caratterizzate da una fragilità narcisistica di fondo che genera in loro la paura di restare sole, di non essere apprezzate o riconosciute perché non all’altezza delle aspettative o di non essere abbastanza per i propri familiari, per gli amici, per i compagni di scuola o per l’altro in generale (Lancini e Cirillo, 2018). In quest’ottica i social rappresentano per le nuove generazioni un’opportunità, inesistente nel passato, di sperimentarsi in diversi ruoli, identità molteplici, e di essere riconosciute come soggetti autonomi. Grazie a ciò i ragazzi di oggi possono portare a termine i propri compiti evolutivi in modo del tutto nuovo e, in qualche caso, anche meno rischioso rispetto ai loro genitori.

Varie ricerche hanno dimostrato che le caratteristiche specifiche della personalità di un individuo influenzano il modo in cui costui fa uso del social. È stata questa letteratura ad averci suggerito l’idea di svolgere una ricerca che verificasse la presenza di un’eventuale associazione tra le modalità d’uso del social Instagram da parte delle nuove generazioni e alcune loro caratteristiche di personalità. Ci siamo concentrati sui tratti narcisistici, distinti in grandiosi e vulnerabili, che attualmente sembrano caratterizzare maggiormente i giovani. È fondamentale tenere a mente che nei soggetti narcisisti in cui domina la grandiosità gioca un ruolo centrale l’invidia, che porta a comportamenti di arroganza, presunzione e costante ricerca di attenzione su di sé. Quando domina la vulnerabilità è invece la vergogna ad essere al centro dell’affettività dell’individuo, il quale, ipersensibile al rifiuto e alle critiche, viene spinto a vigilare costantemente sugli altri, a evitare di stare al centro dell’attenzione, e, in casi estremi, al ritiro sociale.

LA RICERCA

Abbiamo somministrato questionari online a ragazzi fra i 18 e 25 anni, che ci hanno permesso di individuare le loro caratteristiche di personalità. Successivamente abbiamo monitorato per 3 mesi i profili Instagram dei partecipanti per registrarne abitudini come il tempo trascorso sul social, il numero e la tipologia di foto pubblicate. Già dalla composizione del campione si evince quanto Instagram sia ormai diventato una costante tra le nuove generazioni. Infatti, dei 162 partecipanti alla ricerca, di età media di 22 anni, solamente 1 su 10 non possedeva un account Instagram. 

Tempo trascorso su Instagram. I risultati hanno messo in evidenza che le persone più sensibili al giudizio altrui, bisognose di approvazione, con un’autostima più fragile e più narcisiste, in particolar modo quelle più vulnerabili, tendono a passare più tempo sul social. Una conferma, questa, del fatto che la personalità condiziona il comportamento non solo nella vita reale, ma anche in quella virtuale.

Differenze di genere. Nonostante non usino in maniera diversa il social rispetto ai ragazzi, le ragazze sembrano essere più vulnerabili, più sensibili al giudizio altrui e avere una percezione più negativa della propria immagine. 

Il narcisista su Instagram. Su Instagram ogni utente è chiamato ad assumere un doppio ruolo: quello di attore che si espone in prima persona tramite la pubblicazione di foto e quello di spettatore che osserva e valuta i contenuti pubblicati dagli altri. I narcisisti vulnerabili, intimoriti dalla possibilità di non essere approvati dagli altri, prediligono il ruolo di spettatori, chiudendosi in sé stessi e trascorrendo molto tempo sul social solamente per osservare i comportamenti altrui. I narcisisti grandiosi, invece, tendono a incarnare il ruolo di attori protagonisti, sfruttando Instagram come passerella virtuale per attirare l’attenzione e valorizzare sé stessi. Quindi, il vulnerabile, al contrario del grandioso, nonostante trascorra più tempo sul social non è tra coloro che pubblicano più frequentemente post o storie, poiché la sua tendenza resta quella di osservare e valutare gli altri e i loro comportamenti senza esporsi in maniera diretta. Il narcisista grandioso invece, sebbene utilizzi meno assiduamente Instagram, tende a pubblicare più foto di sé e meno foto nelle quali non è presente.

I risultati mettono dunque in evidenza un uso qualitativamente differente del social: il narcisista grandioso, caratterizzato da intensi bisogni di riconoscimento e ammirazione, tende a ricercare esperienze di rinforzo del sé mediante una più frequente pubblicazione di foto di sé stesso; il vulnerabile, invece, caratterizzato da sentimenti di vergogna, da un’ipersensibilità alle critiche e al rifiuto, sembra essere meno propenso ad esporsi al giudizio altrui, al fine di eludere potenziali disconferme che andrebbero a riaprire in lui una latente ferita narcisistica.

UN’AUTOSTIMA FLUTTUANTE

È ormai noto che l’autostima è un aspetto centrale nell’esperienza soggettiva di ogni persona, in grado di determinarne la qualità di vita. Ciò è particolarmente vero per i giovani d’oggi, che, caratterizzati da tratti narcisistici più marcati rispetto al passato, si trovano di conseguenza a fare i conti con un’autostima più instabile e soggetta a costanti oscillazioni up e down. Inoltre, dato che oggi il virtuale è confluito definitivamente nel reale, tanto che spesso si fa fatica a distinguere una dimensione dall’altra, è facile aspettarsi che l’autostima vada a influenzare i comportamenti delle nuove generazioni anche sul social.

I nostri risultati mostrano infatti che i giovani con un’autostima più bassa sono anche quelli che passano più tempo su Instagram; mentre i ragazzi con un’autostima più alta sono quelli più propensi alla pubblicazione. L’autostima esacerba anche la tendenza esibizionista del narcisista grandioso: sembra, infatti, che un’autostima più alta lo porti a pubblicare molte più foto di sé per soddisfare i propri bisogni narcisistici di ammirazione. 

Per le nuove generazioni, il riconoscimento da parte di coetanei, amici e compagni di scuola è un aspetto fondamentale che orienta nel processo di crescita: oggi sono assai diffusi un bisogno di approvazione e una ricerca incessanti di essere attraenti. I nostri risultati dimostrano che l’approvazione degli altri guida in maniera determinante il comportamento dei giovani anche sui social. Il bisogno di approvazione e il grado in cui una persona si considera esteticamente piacevole o bella sembrano essere l’ago della bilancia che fa propendere alla scelta di sottoporre il proprio corpo al giudizio altrui, pubblicando più foto di sé, oppure alla scelta di isolarsi, restando a guardare senza pubblicare alcuna foto.

CONCLUSIONI

La nostra ricerca conferma che alcuni social, in primis Instagram, possono essere considerati uno strumento di gratificazione immediata dei bisogni narcisistici che caratterizzano le nuove generazioni nate e cresciute in un ambiente nel quale la visibilità mediatica e l’esibizionismo sono ritenuti imprescindibili per sentirsi riconosciuti, ammirati e dotati di valore. Un tempo, infatti, il soggetto narcisista per appagare il proprio bisogno di visibilità doveva accontentarsi della passeggiata in centro, della presenza alla festa o all’evento; oggi, invece, i social moltiplicano le occasioni per dare mostra di sé consentendo così al narcisista di assolvere più facilmente e senza alcuno sforzo il suo primo comandamento: esserci ed essere visto.

Il social, però, può essere ritenuto non solo uno strumento vantaggioso per sviluppare e portare a termine i compiti evolutivi, ma anche un’ancora di salvezza per i giovani che faticano ad affrontare le molteplici sfide insite nel processo di crescita. Per esempio, nel caso estremo dei giovani socialmente ritirati, la connessione con il mondo reale attraverso quello virtuale permette loro di restare aggrappati alla normalità e di non andare sempre più a fondo.

Non è più un mistero, pertanto, che le nuove generazioni siano sempre più connesse, vivano sempre più online e sfruttino sempre più i social per sentirsi vive e paradossalmente “reali”. Anche allo psicologo non resta dunque che avvicinarsi al mondo della tecnologia e dei social, per scoprire le enormi potenzialità che esso nasconde. Instagram, come altri social, è sicuramente il luogo dove le istanze narcisistiche trovano espressione, ma anche un modo nuovo e diverso dal passato di adempiere compiti evolutivi e una chiave d’accesso ai giovani e al loro mondo.

Stefano Alfonso ha frequentato il corso di laurea magistrale in Psicologia clinica e Neuropsicologia nel ciclo di vita all’Università di Milano-Bicocca. Attualmente svolge il tirocinio professionalizzante presso l’EIST di Milano.

Stefano Scirica ha frequentato il corso di laurea magistrale in Psicologia clinica e Neuropsicologia nel ciclo di vita all’Università di Milano-Bicocca. Attualmente svolge il tirocinio professionalizzante presso l’EIST di Milano.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Alfonso S., Scirica S., Di Pierro R., Gallucci M. (2020), «Narcigram: The expression of pathological narcissistic traits on Instagram», in corso di pubblicazione.

Di Gregorio L. (2017), «La società dei selfie. Narcisismo e sentimento di sé nell’epoca dello smartphone», Letture.org, 3 luglio.

Lancini M., Cirillo L. (2018), «Le paure degli adolescenti», Psicologia contemporanea, 266, 37-41.

Lasch C. (1978), The culture of narcissism, Norton, New York.

Riccardi K. (2019), «La personalità dei ragazzi si forma anche in base al riscontro social», la Repubblica, 177, 23.

Russ E., Shedler J., Bradley R., Westen D. (2008), «Refining the construct of narcissistic personality disorder: Diagnostic criteria and subtypes», America Journal of Psychiatry, 165, 1473-1481.

Questo articolo è di Stefano Alfonso, Stefano Scirica ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto