Politiche dell’emergenza coronavirus più efficaci grazie alla Teoria della Prospettiva Temporale

Vediamo come alcuni aspetti della prospettiva temporale possono essere utili per ottimizzare ingiunzioni e divieti dei governi nazionali nella gestione della pandemia da covid-19.

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Il coronavirus sta modificando in maniera massiccia, veloce e senza precedenti nell’epoca moderna la nostra vita quotidiana richiedendo un impegno notevole per l’adattamento a questo nuovo scenario psicosociale. Come vedremo, il tempo è un fattore cruciale dai molteplici significati nella gestione dell’emergenza coronavirus, poiché si tratta di un fenomeno biopsicosociale (Agnoletti, 2020).

 TRE FATTORI PROBLEMATICI 

Il nome “coronavirus” si riferisce al caratteristico aspetto bidimensionale, visibile al microscopio, delle numerose strutture proteiche sulla superficie del virus che ricordano una corona. La corona del coronavirus è costituita da proteine che si legano solo a particolari recettori delle cellule dell’organismo umano determinandone l’infettività virale. Letteralmente, e paradossalmente, si potrebbe dire che maggiore è la capacità del coronavirus di creare tali legami con il nostro organismo, maggiore dovrà essere il nostro impegno collettivo come specie umana a fortificare ed espandere i nostri legami psicosociali.

L’attuale emergenza è almeno in parte inedita per la combinazione di 3 fattori:

• la causa della situazione emergenziale è un agente biologico non percepibile ai nostri sensi (se non attraverso specifici strumenti tecnologici) che ha la capacità di coinvolgere velocemente milioni di persone globalmente;

• la diffusa percezione che il comportamento e le politiche adottate da individui e nazioni, anche diverse dalla propria, possano influenzare direttamente aspetti relativi alla propria salute (anche in termini di sopravvivenza), alla qualità di vita e all’economia;

• diversamente da tutte le altre situazioni emergenziali (terremoti, tsunami, incendi ecc.) dove la cooperazione sociale fisica è una risorsa incoraggiata e imprescindibile, l’unica strategia ad oggi riconosciuta efficace e scientificamente condivisa nel gestire il virus richiede un distanziamento sociale fisico chiamato “auto-quarantena” (o, un po’ impropriamente, “auto-isolamento”).

 ALCUNI RIFERIMENTI STORICI 

In genere, negli ultimi decenni, la parola “quarantena” è stata usata quasi esclusivamente in ambito informatico per descrivere la funzione che rende inoffensivi i file infetti proteggendo l’hard disk del computer. Purtroppo, negli ultimi mesi, il termine “quarantena” ha riguadagnato il suo significato originale, legato alle problematiche inerenti alla salute pubblica. La quarantena consiste nella separazione e nella limitazione di movimento delle persone potenzialmente esposte alla malattia infettiva, per accertare se si ammalino o meno, riducendo così il rischio di infettare gli altri.

La quarantena differisce dall’“isolamento”, che consiste invece nel separare le persone a cui è stata diagnosticata una malattia contagiosa da quelle che non sono malate; anche per questo motivo il costo del disagio psicologico indotto da tale situazione è, almeno in parte, peculiare (per esempio, l’apprensione di non conoscere esattamente il proprio stato di salute nell’essere infetti o meno e, di conseguenza, nella possibilità di infettare altri).

La quarantena è una misura efficace se applicata correttamente; perciò occorre essere consapevoli che va gestita come uno strumento dotato di una sua durata temporale e di un suo costo psicosociale da non sottovalutare (Brooks et al., 2020).

Il termine “quarantena” fu utilizzato per la prima volta a Venezia, in Italia, nel XIV secolo per definire il sistema formale adottato dal governo veneziano per contenere la malattia infettiva della peste (la cosiddetta “morte nera”). Anche in assenza di particolari conoscenze scientifiche, le istituzioni veneziane ebbero successo nella loro lungimirante strategia finalizzata a ottenere benefici nel medio-lungo termine per la salute dei cittadini, rinunciando ai vantaggi economici di un traffico commerciale senza limitazioni e affrontando i costi economici del breve termine.

Per queste ragioni la strategia della quarantena veneziana rappresenta un ottimo esempio storico di politica che applica la Prospettiva Temporale. Analogamente, un deciso Orientamento Temporale focalizzato sul Futuro (OTF) è auspicabile attualmente per risolvere un problema che sta coinvolgendo tutti noi.

 LA TEORIA DELLA PROSPETTIVA TEMPORALE 

La Prospettiva Temporale è il settore della psicologia scientifica che studia l’atteggiamento che ciascuno di noi ha nei confronti delle esperienze dei propri presente, passato e futuro, cioè quanto e come investiamo psicologicamente in termini di tali categorie temporali (Stolarski, Fieulaine e Van Beek, 2015; Zimbardo e Boyd, 2008). Alla specifica configurazione temporale che caratterizza ciascuno di noi corrisponde un peculiare stile cognitivo, emotivo e motivazionale. Questo profilo temporale determina, spesso in maniera del tutto inconscio, il modo in cui effettuiamo le scelte quotidiane, i nostri comportamenti, gli stili di vita, il benessere, la salute e la nostra qualità di vita.

La decennale ricerca scientifica della PT ha dimostrato che esistono individui, nazioni e istituzioni che possono essere categorizzati in base alla misurazione del loro orientamento temporale. Alcuni sono più fatalisti, quindi più portati a sottostimare, per esempio, che il problema virale della nazione confinante può diventare un problema anche per la propria nazione. Alcuni sono più focalizzati sulla dimensione temporale del presente, sottostimando i pericoli imminenti e fallendo nel comprendere le conseguenze future delle loro azioni. Infine alcuni sono più concentrati sul futuro al fine di raggiungere i loro obiettivi a medio o lungo termine, rinunciando così a vantaggi immediati e accettando qualsiasi restrizione attuale del loro stile di vita.

 RICADUTE DELLA PT NELLE POLITICHE DI CONTENIMENTO DEL CORONAVIRUS 

Ciascuno di questi specifici orientamenti temporali è significativamente correlato a comportamenti che sono particolarmente cruciali nella gestione in corso dell’emergenza coronavirus.

Alcuni di questi fattori rilevanti per la pandemia sono: la percezione del rischio del proprio comportamento così come di quello delle azioni di altre persone, la percezione di quanto siamo capaci di influenzare significativamente o meno il nostro futuro, la possibilità di procrastinare scelte che dovrebbero essere operate nell’immediato, la capacità di evitare di agire impulsivamente, la capacità di seguire scrupolosamente o meno le indicazioni fornite dalle autorità, la capacità di evitare di sviluppare disturbi d’ansia, e altro ancora.

Le conoscenze della PT hanno implicazioni in termini pratici nelle politiche adottate, come, per esempio, nel considerare se i destinatari delle informazioni istituzionali per contenere il coronavirus sono fatalisti, focalizzati nel presente oppure orientati al futuro. La comunicazione istituzionale dovrebbe essere più restrittiva, più dettagliata, specifica e chiara nel caso di fatalisti o di persone orientate al presente edonistico, per evitare che l’interpretazione soggettiva di tali informazioni sia utilizzata in modo funzionale per coltivare la loro propensione appunto fatalistica o edonistica.

Un chiaro esempio di quanto appena descritto sono i recenti drastici cambiamenti nelle politiche adottate in Francia, nel Regno Unito e in Italia. Il governo italiano, sebbene inizialmente avesse prescritto di evitare assembramenti e uscite di casa non necessari, ha dovuto essere successivamente più restrittivo nei comportamenti tollerati, aggiungendo molte altre specificazioni. Per esempio, puntualizzando che la distanza massima concessa per uscire di casa a piedi è di 200 m, vietando di guidare senza autorizzazione e così via.

L’ulteriore specificazione nella comunicazione istituzionale adottata è stata necessaria al fine di contrastare la diffusione del virus promossa dal comportamento poco saggio di una parte limitata di cittadini che nei fatti ha messo a rischio l’intera popolazione, anche coloro che avevano aderito in modo più rigoroso alle indicazioni governative. Per le future scelte politiche locali e globali è necessario essere maggiormente consapevoli che tali errori di strategia comunicazionale hanno un prezzo in termini di vite umane e di qualità di vita dell’intera popolazione.

 CONCLUSIONI GENERALI 

Alcune conclusioni che l’utilizzo della PT potrebbe offrire alla governance sono le seguenti:

• la governance deve tener conto del fatto che la popolazione include i fatalisti e coloro che sono focalizzati sul presente, quindi, al fine di evitare costi derivanti da una bassa aderenza alla quarantena (che comporta un potenziale costo in termini di salute di tutta la popolazione), è opportuno comunicare in un modo chiaro, dettagliato e specifico, coerente nel tempo e condiviso da tutti gli attori istituzionali;

• occorre cercare strategicamente di minimizzare sia i costi (psicosociali ed economici) derivanti dalla durata della quarantena sia i costi derivanti dal ritardo nell’attuare politiche sufficientemente restrittive che non sottovalutino l’eterogeneità dell’orientamento temporale della popolazione;

• data l’alta contagiosità del coronavirus, anche una piccola fetta di popolazione non aderente alle regole imposte può mettere in pericolo il resto della popolazione. Per questa ragione, in presenza di casi rilevati di persone infette dal virus, pensiamo sia meglio adottare da subito misure assai restrittive;

• ultimo, ma non meno importante, considerando che la PT è un meccanismo che agisce in maniera quasi del tutto inconscia e automatica, sarebbe opportuna la valutazione dell’orientamento temporale dei decisori politici e istituzionali al fine di promuovere soluzioni maggiormente orientate al futuro.

Il presidente americano Donald J. Trump, che è un ottimo esempio di orientamento estremamente focalizzato sul presente edonistico, ha minimizzato pubblicamente la gravità della minaccia del covid-19, continuando a proclamare che cesserà di essere un problema nel giro di poche settimane, addirittura entro il periodo pasquale di quest’anno (Zimbardo e Sword, 2019)!

Noi siamo convinti che nel contesto di una visione globale dell’umanità, le conoscenze della PT, così come altre conoscenze emerse dall’esperienza dell’emergenza coronavirus vissuta dalle nazioni più pesantemente coinvolte, possano e debbano essere considerate una risorsa preziosa anche per quelle nazioni che affronteranno questo evento distruttivo in futuro.

Massimo Agnoletti, dottore di ricerca, è uno psicologo e uno specialista dello stress. Fornito di un’esperienza professionale internazionale, soprattutto negli Stati Uniti, ha pubblicato numerosi articoli accademici e ha l’intento di studiare la psicologia scientifica per divulgarla e tradurla in modalità concrete e applicabili al fine di migliorare il benessere delle persone.

Philip George Zimbardo è uno psicologo, educatore, ricercatore, personaggio pubblico di fama mondiale. Professore emerito all’Università di Stanford, è molto noto per il cosiddetto esperimento carcerario di Stanford. Tra le sue oltre 400 pubblicazioni, ha scritto vari volumi di psicologia generale, libri di testo per studenti universitari e altre opere notevoli, tra cui L’effetto Lucifero. Oltre che di La cura del tempo. Superare i disturbi post-traumatici con la nuova psicologia della Prospettiva Temporale (con R. Sword e R. Sword, 2019), è autore per Giunti Psychometrics del volume Vivere e amare. Guarire dal passato, abbracciare il presente, creare il futuro ideale (con R. Sword, 2019).

Photo credit: Foto di Branimir Balogović da Pexels


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Agnoletti M. (2020), «Il Coronavirus come modello bio-psico-culturale», Medicalive Magazine, 3, 23-27; https://www.medicalive.it/coronavirus-come-fenomeno-biopsicosociale/

Brooks S. K., Webster R. K., Smith L. E., Woodland L., Wessely S., Greenberg N., Rubin G. J. (2020), «The psychological impact of quarantine and how to reduce it: Rapid review of the evidence», The Lancet, 395 (9), 12-20; https://doi.org/10.1016/ S0140-6736(20)30460-8

Stolarski M., Fieulaine N., Van Beek W. (2015), Time perspective theory; review, research and application: Essays in honor of Philip G. Zimbardo, Springer, Cham.

Zimbardo P. G., Boyd J. (2008), The Time Paradox: The new psychology of time that can change your life, Simon & Schuster, New York.

Zimbardo P. G., Sword R. (2019), In the dangerous case of Donald Trump, B. Lee (Ed.), St. Martin’s Press, New York.

Zimbardo P. G., Sword R., Sword R. (2012), La cura del tempo. Superare i disturbi post-traumatici con la nuova psicologia della Prospettiva Temporale (trad. it.), Giunti Psychometrics, Firenze, 2019.