Ok, gooner

Oltre i moralismi facili: il lato oscuro della pornodipendenza di cui non avete ancora sentito parlare.

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In pieno XXI secolo nessuno batte più ciglio di fronte alla considerazione che le fantasie sessuali siano un’espressione dei nostri complessi mondi interiori. Nessuno – o quasi nessuno – inoltre finge ormai più che il porno lo guardino solo “gli altri”, o che “quelle perversioni” siano solo interessi di nicchia, buoni semmai per scherzarci su con gli amici. La realtà, del resto, è nelle statistiche di accesso a Pornhub (il sito porno gratuito più grande al mondo): 42 miliardi di visite all’anno, cui aggiungere altre centinaia di migliaia di siti “per adulti”. In altre parole, del porno fruiamo tutti. Curioso allora che pochi abbiano colto come il web a luce rossa possa rappresentare una finestra sullo Zeitgeist (lo spirito del tempo) erotico e sui suoi significati.

L’idea, in realtà, non è del tutto nuova. I rari studi sociologici della pornografia pre-Internet rivelano un mondo analogo a quello della moda, con macrofenomeni decennali, tendenze annuali e stagionali, manie passeggere, trend setter e una sistematica tracimazione delle innovazioni dalle passerelle in giù, fino a raggiungere i grandi magazzini di provincia e il mercato rionale, dove l’intuizione di Chanel di qualche anno prima verrà integrata nei look quotidiani.

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Questo articolo è di Ayzad - ed è presente nel numero 282 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto