Neuroscienze dello smart learning

Vediamo gli svantaggi tecnici che comporta, soprattutto per gli studenti, un uso esclusivo della didattica a distanza.

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Il permanere dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19 continua a obbligare una parte significativa di insegnanti e studenti a riorganizzare le proprie interazioni per adattarle alle esigenze della didattica a distanza (smart learning). Tuttavia, come sottolinea il recente rapporto di Save the Children «L’impatto del Coronavirus sulla Povertà Educativa» (il testo completo è scaricabile su: https://bit.ly/3l4RUnK), questi sforzi non possono sostitui­re l’azione educativa, che si fonda sulla relazione, sull’accoglienza e sull’organizzazione della vita dei bambini e degli adolescenti giorno dopo giorno. E in effetti perfino io, che da tempo sono un sostenitore dell’uso della tecnologia come strumento didattico e formativo, ho esperito personalmente la difficoltà che implica il passaggio a una didattica totalmente a distanza, senza un’adeguata preparazione e strutturazione. Questo disagio mi ha spinto a interrogarmi sui cambiamenti da un punto di vista psicologico e relazionale che implica il passare dalla lezione frontale a quella digitale.

La lezione frontale, in aula con il docente che interagisce con la classe, ha ormai oltre duemilacinquecento anni di storia e si è sempre basata sui seguenti 3 pilastri:

  • avviene in un luogo fisico, ossia la classe;
  • si basa sulla relazione tra allievo e maestro;
  • implica un’interazione tra classe e maestro.
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Questo articolo è di Giuseppe Riva ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui