La pensione, un nuovo inizio

Andare in pensione comporta il rischio che ci si guardi allo specchio e ci si veda improvvisamente inutili. Per evitarlo è necessario ricalibrare la nostra immagine.

la-pensione-un-nuovo-inizio.png

Senza timore di grandi errori, potremmo facilmente affermare che la prospettiva della pensione divide la popolazione attiva in due grandi gruppi: l’uno con una grande attesa e desiderio, l’altro con una repulsione istintiva. Facilmente saremmo portati a pensare che la collocazione nell’uno o nell’altro gruppo sia motivata dal tipo di lavoro: troveremo nel primo quanti svolgono lavori faticosi o stressanti senza grandi soddisfazioni, mentre più probabilmente troveremo nel secondo gruppo persone che ricoprono impieghi di grande soddisfazione, non particolarmente usuranti. In effetti, però, la questione è un po’ più complessa: sono molti i fattori che influenzano il desiderio o la repulsa nei confronti dell’andare in quiescenza. Si pensi, per esempio, alla sopraggiunta necessità di prendersi cura di un famigliare, oppure alla constatazione di non avere nel proprio lavoro più alcuna possibilità di sviluppo. In altri termini, la frequentemente ostentata passione nei confronti della collocazione a riposo potrebbe nascondere pensieri di ben altra natura. Si tratta, in effetti, di una condizione ambigua in cui non di rado si confrontano dialetticamente l’attesa di un meritato riposo e il timore di uno svuotamento.

Premium

Vuoi leggere la versione completa dell’articolo?

Accedi al sito se hai già un abbonamento alla rivista oppure personalizza il tuo piano e abbonati subito.

Accedi

Questo articolo è di Stefano Gheno ed è presente nel numero 279 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto