Il potere evocativo del linguaggio

Per comunicare appieno promuovendo cambiamenti incisivi nell’interlocutore, vanno usate parole che persuadano la mente e insieme tocchino il cuore.

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«Le parole in origine erano magiche», affermava Freud rifacendosi alla Bibbia, ed effettivamente la capacità di veicolare messaggi attraverso un uso sapiente del linguaggio è da sempre presente in tutti gli ambiti della storia dell’umanità. A partire dai sofisti, maestri dell’arte persuasoria, passando per la tradizione dell’antica Cina, per le meravigliose parabole di Gesù Cristo e le metafore di Buddha, fino ad arrivare agli studi sulla pragmatica della comunicazione della Scuola di Palo Alto, la capacità del linguaggio di “far sentire” oltre che “capire” è stata da sempre utilizzata per guidare le persone a cambiare il loro pensare e agire. Un bravo persuasore, infatti, non deve sapere solo argomentare in maniera logico-razionale, ma deve saper modellare il linguaggio nei suoi aspetti formali al fine di renderlo affascinante, evocativo, capace di suscitare sensazioni intense che permettano di aggirare la naturale resistenza al cambiamento degli esseri umani.

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Il potere evocativo del linguaggio

Questo articolo è di Roberta Milanese ed è presente nel numero 282 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto