Vecchie paure e nuove manie: antichi e moderni rimedi

Sosteneva il filosofo Theodor Adorno: «quel che temiamo più di ogni cosa, ha una proterva tendenza a succedere realmente». È una legge ineluttabile?

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Fin dalla notte dei tempi l’essere umano si è dovuto confrontare con eventi che incutevano timore e paura. La paura sorprende l’uomo mettendogli di fronte la sua limitata possibilità di controllo rispetto a ciò che lo circonda. Il timore che suscitano il mare in tormenta, l’eruzione di un vulcano, la carestia od ogni altro disastro naturale è commisurato alla certezza dell’uomo di non potere alcunché di fronte a circostanze del genere. È per gestire questa impotenza che si sono costruite divinità talmente potenti da essere cause e artefici di tutti i fenomeni naturali, e di conseguenza del destino degli uomini.

Se le divinità avevano volontà, allora, a differenza della incontrollabilità della natura, potevano essere servite e omaggiate al fine di ingraziarsi la loro benevolenza. Attraverso preghiere e sacrifici era possibile mantenere buoni anche quei fenomeni spaventosi che, da un momento all’altro, si sarebbero potuti abbattere sull’umanità. Non è quindi un caso che Phobos, il dio greco della paura, fosse spesso rappresentato negli scudi dei guerrieri che gli offrivano sacrifici prima di scendere in battaglia. Sembra che persino il grande condottiero Alessandro Magno, come riportato da Plutarco nelle Vite parallele, avesse compiuto sacrifici a questa divinità, alla vigilia della battaglia di Gaugamela contro Dario III. 

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Questo articolo è di Giorgio Nardone, Moira Chiodini ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto