Resilienza: accettare sfide e produrre soluzioni creative

Equilibrio non è sempre mantenere le cose come stanno. Del resto, anche il funambolo, per non cadere, oscilla l’asta di continuo.

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La vita mi ha insegnato molte cose, ma la più importante è stata la resilienza. Ci si chiede sempre se la resilienza si possa apprendere e come, ma soprattutto come e cosa possiamo imparare dalle persone resilienti. Sì, ma chi sono le persone resilienti? Secondo me le persone con disabilità sono persone resilienti. Ma prima di spiegarvi il perché, la questione rimane sempre la stessa: cercare una nuova definizione di “resilienza”. 

«Giulia, ma come fai ad essere così resiliente? Qual è la tua forza, ti pieghi e non ti spezzi? Le persone resilienti sono quelle capaci di schivare i colpi della vita, quelle che in una corsa a ostacoli non li fanno cadere?». 

No, sbagliato. 

Le persone resilienti si spezzano, anche, si fanno livide e sbagliano anche loro una gara a ostacoli facendone cadere qualcuno… ma allora cosa fanno e cosa sanno fare?

«Giulia, come fai allora?».

Credo che si possa dire che la differenza è che, malgrado gli ostacoli caduti, esse arrivano sino alla fine della gara. Io credo che la resilienza sia un’arte, l’arte di saper accettare le sfide e produrre soluzione creative. La vita è una corsa a ostacoli, ma non come un gara, peggio! Gli ostacoli non sono messi su una pista in piano come nelle gare di atletica, ma sono collocati alle volte in salita e alla volte in discesa, e ogni tanto si presentano anche doppi. 

Ecco, questo accade per tutti. Nella mia vita, come nella vita di tutti, credo, c’è un momento nel quale questa corsa aumenta il suo livello di difficoltà. Quindi, ostacoli doppi e tripli, con doppia frequenza, tutta in salita e anche con un tempo serrato per vincere la corsa. A questo punto le opzioni sono due: non partecipare alla corsa o provare il tutto per tutto e vincere questa gara. 

Io scelsi la seconda. Scelsi di provare a vincere. La mia gara? Nove mesi di ospedale, comprendere cosa mi fosse successo e rimettermi a vivere e riprendere la mia vita tra le mani e senza l’uso della gambe. Questa è stata una delle più grandi sfide che ho deciso di intraprendere nella mia vita, ma sono sicura che adesso chiunque stia leggendo abbia in mente la grande sfida della propria vita

Nonostante tali esempi, il grande mistero rimane come si può “allenare” la resilienza. Mettiamo subito una cosa nero su bianco: essere resilienti significa essere elastici. Significa essere dinamici. Significa abbracciare il cambiamento. Questa è la prima regola: anche se il cambiamento vi spaventa e vi fa paura, non congelatevi, non allarmatevi, non pensate che l’equilibrio sia mantenere l’equilibrio. Affrontare i cambiamenti, accoglierli e saperli gestire è davvero la base, a mio avviso, della resilienza. 

Ma come essere propositivi davanti a un cambiamento che spaventa? La risposta sta nella strategia: non bisogna visualizzare il cambiamento nella sua totalità e complessità, bensì dividerlo in tante piccole parti e comportamenti da effettuare. È importante iniziare anche solo da un piccolissimo gesto, ma farlo nel preciso momento in cui si sta vivendo, nel famoso qui e ora. 

Mio padre era un alpinista e credo che, senza volerlo, mi abbia insegnato di non pensare solo ad arrivare in cima; mi ripeteva: «Pensa solo al prossimo appiglio. Fattone uno, pensa e prendi tempo per decidere quale sarà quello dopo. Non guardare su, l’importante è l’appiglio che ti serve adesso, perché quello deve reggere tutto il peso per poter andare verso quello dopo». 

Nella vita è la stessa identica cosa: si deve fare un passo alla volta, un appiglio alla volta, perché se la presa, se l’appoggio non sono ben saldi, non riusciranno a reggere il passaggio successivo. E questo si impara con l’esperienza. Passo dopo passo, piccolo cambiamento dopo piccolo cambiamento, vedrete che a un certo punto avrete affrontato il cambiamento nella sua totalità, senza esservi congelati. 

Ora forse alcuni diranno: «Prima o poi arriverà un cambiamento ancora più grande da affrontare. Magari, in quello non riuscirò». Ecco, essere resilienti significa ricordarsi delle proprie capacità, significa essere consapevoli delle proprie risorse, di quelle attuali e di quelle passate. 

Quindi dovete guardare indietro e ricordarvi che quella esatta sensazione di non riuscire a farcela, di non essere abbastanza, di non essere bravi l’avete già provata e almeno una volta avete già sconfitto quella sensazione negativa. Magari vi ricorderete quel momento in particolare, quell’esame o un trasloco troppo impegnativo, un test di ammissione o di quanto eravate innamorati, di un colloquio di lavoro, un nuovo obiettivo più importante. 

La vita è fatta di sfide, dove si alzano sempre di più il ritmo e gli ostacoli; le sensazioni e i compiti sembrano sempre più difficili. In realtà, però, cambiano le tematiche, non le nostre sensazioni: l’essere umano tende all’omeostasi ed è naturale quindi dire: «No, non cambio». Tuttavia, capirete che siete cambiati e che vi siete rinnovati mille volte, e che mille volte siete cresciuti e migliorati

Tutti abbiamo un po’ di resilienza, magari abbiamo bisogno solo di riflettere e di ricordare quella sensazione provata alla fine di una gara, quella frase che dice: «Ce l’ho fatta, hai visto?».

Giulia Lamarca, psicologa, ama viaggiare e, insieme al marito Andrea, è una travel blogger. Insieme girano il mondo e lo raccontano attraverso il blog MyTravelsTheHardTruth.

Questo articolo è di Giulia Lamarca ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto