Pubblicità e desiderio

Se un tempo l’ambizione di un prodotto era a rendere pubblica, tramite la réclame, la propria esistenza, insomma a farsi conoscere, ora, nella saturazione di proposte, è a far risaltare nella massa la sua unicità. Reale o sedicente.

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Tutti sappiamo cos’è la pubblicità. La conosciamo da sempre perché da sempre è presente nella nostra vita. Sappiamo cos’è, ma chiedendo una definizione a un campione di persone, otterremmo risposte molto diverse fra loro. Alcuni direbbero che è ciò che viene trasmesso in TV tra il primo e il secondo tempo di un film (quando non a punteggiare l’intero film). Un addetto ai lavori potrebbe dirci che è la modalità utilizzata da un’attività commerciale per trovare nuovi clienti. Una persona risoluta liquiderebbe l’intera faccenda definendola una seccatura inevitabile.

Eppure, tutti viviamo la stessa esperienza per strada, online, sui quotidiani, nella cassetta della posta e in ogni luogo dove sia possibile raggiungere i nostri sensi con un messaggio non richiesto. Questo è un buon punto di partenza: con tutte le sue evoluzioni e i suoi mutamenti, la pubblicità è qualcosa che nessuno di noi ha mai richiesto in modo esplicito. Vero, ma ciò non basta per metterla sullo scaffale delle cose “cattive”: infatti, nella nostra vita, sono molte le cose non richieste ma che, ciò nondimeno, si rivelano fonte di piacere.

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Questo articolo è di Alessio Beltrami ed è presente nel numero 285 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui