Prevenire le tentazioni è meglio che curarle

Tutti noi siamo quotidianamente chiamati a resistere ad alcune tentazioni al fine di tutelare i nostri obiettivi a lungo termine.

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Tutti noi siamo quotidianamente chiamati a resistere ad alcune tentazioni al fine di tutelare i nostri obiettivi a lungo termine, che si tratti di evitare di mangiare un dolce gustoso quando siamo a dieta, di tenere al sicuro il nostro stipendio davanti a un acquisto allettante e molto altro.

Un nuovo studio, condotto dai ricercatori dell’Università del Wyoming e pubblicato sulla rivista Personality and Social Psychology Bulletin, getta luce su un fatto importante al riguardo: prevenire le tentazioni sarebbe più efficace che curarle. L’autocontrollo è spesso ritenuto “reattivo” e focalizzato esclusivamente sull’inibizione delle risposte suscitate dalle tentazioni nel momento in cui esse sono già davanti a noi e ci stanno seducendo. In realtà, esistono anche strategie di autocontrollo “preventive” (come, per esempio, restringere il contatto con le tentazioni stesse o stilare in anticipo un piano per gestirle) e proprio queste ultime sembrano darci maggiori chance di tener fede ai nostri propositi.

I ricercatori hanno condotto due esperimenti che hanno coinvolto studenti universitari per valutare l’efficacia di 5 strategie diverse di autocontrollo (le prime quattro “preventive” e l’ultima “reattiva”) nel perseguimento di obiettivi a lungo termine. La prima strategia, la “selezione della situazione”, consiste nell’evitamento deliberato di circostanze in cui è presente la tentazione. Per esempio, se siete a dieta e sapete che in cucina potreste trovare dei biscotti, potreste scegliere di stare in un’altra stanza. La seconda strategia è detta “modifica della situazione” e consiste nel ridurre al minimo l’influenza dello stimolo tentatore. Per esempio, se dovete rimanere in cucina per aiutare qualcuno a preparare il pranzo, potreste chiedere alla persona di spostare i biscotti in soggiorno. La terza strategia è quella della “distrazione” e si basa sul distogliere l’attenzione dalla tentazione. Usando questa strategia per preservare la vostra dieta, potreste scegliere di non guardare l’allettante pacchetto di biscotti anche se rimane nel vostro campo visivo. La “rivalutazione” è la quarta strategia, che consiste nel cambiare il modo in cui pensiamo alla tentazione, al fine di renderla meno attraente. Ciò significherebbe focalizzarsi preventivamente sulle “qualità negative” dei biscotti, come il fatto che potrebbero far male alla salute. L’ultima strategia è l’“inibizione della risposta” e necessita di uno sforzo attivo per evitare di cedere a una tentazione, una volta che si è di fronte ad essa: vedere i biscotti e resistervi.

Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che le prime quattro strategie, che possono essere più facilmente pianificate in anticipo, sono in genere più efficaci della quinta, che paradossalmente è quella a cui si affida la maggior parte delle persone. Nelle diverse prove, i partecipanti che hanno formulato in anticipo piani per gestire le tentazioni ricorrendo a una o più strategie “preventive” sono stati significativamente più in grado degli altri di rimanere fedeli ai loro propositi.

«Pianificare in modo proattivo e preventivamente come evitare o gestire una tentazione può essere più efficace della semplice risposta alle tentazioni quando si presenta. E può essere un fattore critico nel raggiungimento di obiettivi a lungo termine», ha spiegato Ben Wilkowski, professore associato presso l’Università del Wyoming e principale autore dello studio.

E voi? Ricorrete quasi sempre a strategie di autocontrollo “reattive” oppure fate uso anche di strategie “preventive”? Quali strategie di autocontrollo preventive potreste includere nella vostra routine quotidiana al fine di gestire meglio le tentazioni che minacciano i vostri obiettivi a lungo termine?                                            

di Elettra Pezzica

Williamson L. Z., Wilkowski B. M. (2019), «Nipping temptation in the bud: Examining strategic self-control in daily life», Personality and Social Psychology Bulletin, DOI: 10.1177/0146167219883606

Questo articolo è di Elettra Pezzica ed è presente nel numero 279 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto