Possiamo modificare i brutti ricordi?

Ricordiamo meglio gli eventi emotivamente salienti: l’emozione tende a rafforzare i nostri ricordi e ne aumenta il recupero, attraverso un meccanismo che coinvolge l’amigdala e l’ippocampo. Ma nel caso di eventi traumatici, questa capacità di “aggancio mnestico” delle emozioni può rendere indelebili ricordi dolorosi.

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Possiamo modificare e rendere meno forti i brutti ricordi che ci tormentano?

Secondo il recente studio coordinato da Florin Dolcos è possibile, manipolando il modo in cui il cervello codifica e conserva i ricordi connotati emotivamente. I ricercatori, nello studiare gli effetti dell’attenzione focalizzata sul ricordo emotivo durante la codifica in memoria, hanno sottoposto 19 volontari a risonanza magnetica funzionale mentre osservavano delle foto e un eye-tracker registrava i punti in cui guardavano. Una metà delle immagini aveva contenuto negativo, per esempio un volto insanguinato, le altre erano neutre, come un albero, tutte sovrapposte a uno sfondo neutro. Prima di ogni sessione, ai soggetti era stato chiesto di focalizzare la loro attenzione sul primo piano dell’immagine o sullo sfondo e, dopo aver osservato ogni foto per 4 secondi, di valutare le immagini e le proprie risposte emotive.

I partecipanti hanno indicato le foto come più negative quando si concentravano sui primi piani di contenuti negativi, ma, quando guardavano gli sfondi neutri dello stesso tipo di foto, pur valutandole come negative, le hanno considerate meno negativamente. Dopo 4 giorni, gli studiosi hanno verificato se i soggetti ricordavano dettagli contestuali specifici delle immagini o se le foto erano a loro solo “familiari”, cioè se avevano la percezione di averle già viste, ma senza essere in grado di ricordarne i dettagli. Dai risultati è emerso che chi ha osservato le foto con contenuti negativi concentrandosi sullo sfondo aveva ricordi meno dettagliati rispetto agli altri. Per gli autori ciò dimostra che l’attenzione focalizzata sul contesto ha influenzato la codifica delle immagini e la formazione dei ricordi, e che tale effetto è stato mantenuto anche nel recupero dei dettagli.

L’analisi delle scansioni ha confermato il risultato: l’amigdala, l’ippocampo e il giro paraippocampale, aree associate alla formazione delle memorie emotivamente connotate, erano più attivi quando le persone osservavano i primi piani delle immagini negative, ma si riducevano quando esse si concentravano sugli sfondi delle foto “negative”. Inoltre, la ridotta attività in queste regioni prevedeva una maggiore riduzione del ricordo emotivo dopo aver posto attenzione allo sfondo.

La ricerca rileva che concentrarsi sul contesto di un evento emotivamente connotato mentre si sta verificando può influenzare direttamente la formazione della sua memoria e il successivo recupero; ciò apre la strada ad altri studi per mitigare le esperienze emotive negative e il ricordo emotivo associato a eventi traumatici, che sarebbero un valido aiuto per chi soffre di disturbo da stress post-traumatico.   

Di Paola A. Sacchetti

Dolcos F., Katsumi Y., Bogdan P. C., Shen C., Jun S., Buetti S., Lleras A., Freeman Bost K., Weymar M., Dolcos S. (2020), «The impact of focused attention on subsequent emotional recollection: A functional MRI investigation», Neuropsychologia, 138, 107338, DOI: 10.1016/j.neuropsychologia.2020.107338

Questo articolo è di Paola A. Sacchetti ed è presente nel numero 279 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto