Ok l’autocritica, ma poi…

Oltre ai consueti fattori di stress, in un’organizzazione può esserci del malessere anche per un senso di colpa. Magari non sempre giustificato

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Come se non ci fossero abbastanza fattori di stress lavorativo, eccone uno in più di cui spesso non ci si rende conto: il senso di colpa. Proviamo a fissare l’attenzione sui sentimenti che derivano dal ripensare a eventi o situazioni di lavoro in cui una persona avrebbe desiderato comportarsi diversamente da come ha fatto o ritiene di non aver fatto tutto ciò che era possibile per “stare al passo” con i propri valori e immagine di sé. Facciamo qualche esempio. 

Una lavoratrice, pensando al suo doppio ruolo, può sentire di dover fare di più per gestire al meglio la sua famiglia, avere il dubbio di deludere le aspettative, percepire di trasgredire il suo ruolo di madre criticandosi per essere assorbita dagli impegni di lavoro. 

In un contesto molto competitivo che impone di dedicare più tempo del necessario a un determinato compito e di cercare la perfezione per essere apprezzati, un lavoratore può sentirsi in difetto, pensare di danneggiare i colleghi e la sua organizzazione e di essere un incapace, mettendo in crisi il proprio senso di responsabilità per il compito assegnatogli.

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Questo articolo è di Guido Sarchielli ed è presente nel numero 284 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto