Maestri di seduzione, ma seri

La psicologia si dovrebbe occupare di aiutare a superare anche i problemi quotidiani. Per esempio, la difficoltà a sedurre una persona che ci interessi.

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Era il 2005 quando nelle sale di mezzo mondo uscì il film Hitch – Lui sì che capisce le donne, una commedia leggera che in realtà ha acceso l’attenzione di moltissime persone. La trama del film era molto semplice: una sorta di Cyrano de Bergerac dei nostri tempi, il cui protagonista era un “consulente” che, all’ombra dei riflettori, aiutava gli uomini nella difficile e intramontabile arte della seduzione.

Forse non tutti sanno che quel film fece nascere tante figure del genere anche qui in Italia: esperti di seduzione che tramite corsi e consigli cercano di aiutare le persone nella titanica impresa del “rimorchio”. Attualmente, nel web ne esistono di tutti i tipi, rivolti a uomini e donne, a timidi e coraggiosi, sia che si tratti di un’interazione dal vivo o attraverso SMS. E per quanto ne possano pensare i più conservatori, quelli convinti che queste siano «cose che si devono imparare naturalmente», ad oggi la categoria dei seduttori di professione è in continuo aumento. Forse complice il fatto che abbiamo sempre meno interazioni per metterci alla prova, o il fatto che il livello del “gioco” è sempre più alto.

Se andiamo a vedere come si componevano le coppie di qualche secolo fa, scopriamo pattern ricorrenti: le coppie si formavano già in giovane età e con persone appartenenti a una stessa comunità. Guarda caso, la maggior parte dei nostri antenati ha trovato l’anima gemella nel proprio paese o a pochi chilometri di distanza: ed è una vera fortuna quando l’altra “metà della mela” vive proprio a pochi passi da noi. Oggi la possibilità di comunicare con tutti e in tempo reale, di prendere un aereo ed essere in poche ore dall’altra parte del mondo ha espanso i nostri confini relazionali, da un lato rendendo la scelta del partner molto più ampia e, dall’altro, aumentando i fattori di selezione. In altre parole, oggi sembra molto più difficile non solo mantenere una relazione, come dimostrano le statistiche sui divorzi, ma anche trovare l’anima gemella.

Maestri di seduzione, ma seri

Si fa presto a pensare cose del tipo «Ma dove siamo finiti? Ora i ragazzi non hanno nemmeno più la possibilità di imparare ad approcciare le ragazze (e viceversa) senza un aiuto esterno?». In realtà, le cose sono più complesse di così, visto che la tecnologia ha radicalmente modificato il panorama relazionale moderno. I nostri genitori non dovevano usare gli SMS, i messaggi su Facebook, le foto di Instagram ecc. Non dovevano confrontarsi con un mondo in cui le ragazze prendono l’iniziativa, in cui si sa tutto di tutti e dove ognuno cerca di dare la migliore immagine possibile di sé. È inutile girarci attorno: le cose sono profondamente cambiate, e il fatto che vi siano delle persone – più o meno titolate – che cercano di dare consigli su tali tematiche non è la causa, ma l’effetto di questa organizzazione sociale.

Così, negli ultimi anni sono sorte diverse figure semi-professionali che si dedicano a insegnare la seduzione, proprio come Will Smith nel film citato all’inizio. E le librerie di tutto il mondo si sono riempite di manualistica sull’arte del “rimorchio”, in versione sia maschile che femminile. Questa tendenza non stupirà chi si occupa di consulenza psicologica, visto che molte persone che si rivolgono ad essa richiedono una qualche forma di “assistenza amorosa” che travalica anche gli aspetti clinici della consulenza stessa. Ciò non è dovuto solo a una perdita di competenza relazionale legata alle nuove forme di comunicazione, ma è pure lo specchio della nostra società che va oltre la tecnologia, come per esempio il fatto che le persone, al contrario di un tempo, tendono a separarsi e divorziare varie volte lungo l’arco della vita. Questo fa sì che nello studio dello psicologo tali richieste («Come faccio a sedurre?») arrivino sia dall’adolescente che dal cinquantenne con il desiderio di rimettersi in gioco, ma senza minimamente sapere da dove cominciare.

Non è quindi un caso che libri come Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere di John Gray (1992) siano ancora così venduti, sebbene tantte delle informazioni contenute siano state più che superate. La cosa si spiega col fatto che si tratta di una letteratura utile alla comprensione delle differenze tra uomini e donne, e di come sfruttarla a proprio vantaggio. Infatti, il mondo dell’auto-aiuto in questo campo si è lentamente trasformato dai tempi dei primi corsi sulla seduzione rapida, in cui erano insegnati piccoli trucchi per conquistare, tecniche mutuate dai corsi di vendita che a loro volta nascevano da qualche piccola intuizione psicologica. Oggi siamo passati a manuali che includono studi sulle neuroscienze, sull’antropologia, sulla sociologia, per inquadrare al meglio come instaurare buone relazioni. Siamo passati dal semplice «Sorridi, crea un contatto e chiedi il numero di telefono» al «Comprendi fino in fondo la persona che hai di fronte, ascoltala, entraci in empatia…».
Nella presente rubrica ho già segnalato questo cambiamento positivo, che ha portato gli utenti a migrare dalla richiesta di semplici “tecnicucce” a veri e propri sistemi di pensiero basati sulla ricerca.

La divulgazione in psicologia sta passando anche attraverso questi canali, anche dal desiderio di migliorare le proprie competenze in amore, che sia per “rimorchiare” o per avere una relazione stabile. Il tutto, passando da libretti che insegnano come approcciare, fino a veri e propri manuali che aiutano a capire meglio sé stessi per comprendere gli altri. Insomma, è una richiesta in continua espansione, traghettata in parte da questi tempi moderni e in parte dalla progressiva espansione di una “cultura psicologica”. Demonizzare questo tipo di divulgazione, secondo me, è un errore, perché gli addetti ai lavori sono portati a confondere divulgazione e didattica.

Sì, è vero che tali testi e corsi tendono ad avere un approccio pop-didattico, ma essenzialmente dispensano divulgazione, cioè portano in giro (nel bene e nel male) una certa cultura psicologica. Secondo il sottoscritto, la psicologia “ufficiale” dovrebbe tener maggiormente conto di questi ambiti, evitando di snobbarne i trend che si manifestano, solo perché non emergono dai nostri laboratori. Altrimenti ci ritroveremo ancora una volta con una serie di pseudo-professioni che traggono linfa dalle nostre ricerche e si mettono in competizione con chi davvero studia da anni questi delicati processi. Un esempio per tutti è la deriva dei cosiddetti “life coach” (alla lettera “maestri di vita”, o presunti tali) che abbiamo sempre visto come una sorta di moda passeggera, la quale, in realtà, continua a prosperare da anni.
Non è una sterile questione di marketing e di mercato, bensì una problematica sociale: noi psicologi non dovremmo giudicare la società dall’alto delle nostre evidenze sperimentali, ma dovremmo cercare anche di “sporcarci le mani”, osservando in quale direzione sta andando la domanda di psicologia. Solo così potremmo garantire una migliore crescita personale.

Gennaro Romagnoli, psicologo e psicoterapeuta, è autore di “Psinel”, il podcast di psicologia e crescita personale più ascoltato in Italia. Si occupa di divulgazione online dal 2007.

 

Questo articolo è di Gennaro Romagnoli ed è presente nel numero 272 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto