Le ragioni biologiche degli effetti del distanziamento sociale

L’isolamento cautelativo ci ha fatto capire sulla nostra pelle quanto preziosi e irrinunciabili siano gli altri. Biologicamente, ciò rimanda all’importanza che gli altri rappresentano per far fronte a eventuali nemici comuni.

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Quando è iniziata l’emergenza Coronavirus molti di noi hanno sperimentato una serie di reazioni – disturbi di ansia, disturbi dell’umore, stati depressivi, in alcuni casi attacchi di panico, alterazioni nei ritmi sonno-veglia e nell’alimentazione –, spie di un forte disagio; reazioni comprensibili dato che abbiamo dovuto affrontare un forte stress dovuto alla paura provocata dalla possibilità di un contagio e alla necessità di combattere un nemico non prevedibile. Questi stati, tuttavia, si sono amplificati nel momento in cui è partita la richiesta del governo di restare a casa in isolamento, di mantenere le distanze dagli altri, di non abbracciarsi, baciarsi, toccarsi, darsi la mano. All’improvviso ci siamo visti tagliati fuori dalla nostra vita sociale; non solo quella che fa capo ad amici e parenti, ma anche quella che comprende altri che non conosciamo, come le persone che incontriamo al cinema, che frequentano i luoghi in cui ci rechiamo o che, semplicemente, camminano per strada nello stesso momento in cui camminiamo noi. Gli altri, estranei e non estranei, non li potevamo più vedere né tantomeno toccare. E ci siamo resi conto che non è vero che «l’inferno sono gli altri», come sosteneva Sartre. È vero, piuttosto, che l’“inferno” è quando gli altri non ci sono.

Ma come mai la mancanza degli altri, il distanziamento sociale fa aumentare così tanto il disagio? Un’interpretazione plausibile è quella che fa ricorso 1) al modo in cui si è dipanata la nostra evoluzione biologica nei milioni di anni che ci hanno portato a divenire esseri umani, e 2) al modo in cui, di conseguenza, sono organizzati il nostro cervello e la nostra mente.

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Questo articolo è di Grazia Attili ed è presente nel numero 280 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto