Le malattie ambientali: sindromi in via di definizione

Vediamo alcune caratteristiche e alcuni risvolti psico-giuridici delle cosiddette malattie ambientali, così denominate per il rapporto che hanno con l’inquinamento.

Malattie-ambientali.png

La Sensibilità Chimica Multipla (MCS) o sindrome immuno-neurotossica ambientale, la fibromialgia, la Sindrome da Fatica Cronica (CFS) – chiamata anche encefalomielite mialgica – e l’elettrosensibilità fino a pochi anni fa erano annoverate tra le malattie rare, per la loro ridotta incidenza nella popolazione generale; da qualche anno sono indicate invece con l’espressione Malattie Ambientali (MA, tornando così a una prima definizione di quella che sarebbe poi diventata la “MCS”, coniata nel 1956 dall’allergologo statunitense Theron Randolph) per il riferimento diretto che tali patologie hanno con l’inquinamento e per l’aumentata presenza epidemiologica. In effetti, poiché è ancora aperta la disputa tra chi le considera come un prodotto squisitamente psicopatologico, ossia l’espressione di un disturbo all’origine psichiatrico che riverbera i suoi conflitti organicamente, e chi sostiene invece l’ipotesi di danno derivato da una pluralità di fattori, tra cui quelli genetici, abbiamo più denominazioni per la stessa malattia, a indicare che la questione eziologica non si è ancora risolta in via definitiva.

Premium

Vuoi leggere la versione completa dell’articolo?

Accedi al sito se hai già un abbonamento alla rivista oppure personalizza il tuo piano e abbonati subito.

Accedi

Questo articolo è di Giuseppe Castellani ed è presente nel numero 279 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto