L’arte dell’ascolto

Oltre ad ascoltare gli altri, dovremmo prenderci del tempo anche per ascoltare noi stessi. Quando lo facciamo scopriamo tante cose.

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L'autunno è forse da sempre la stagione dell’anno più riflessiva. Ritorniamo a stare a casa, sotto le coperte, sul divano, guardando serie TV e leggendo libri mentre sorseggiamo una tazza di tè o di caffè. Le giornate iniziano ad essere piovose, il cielo un po’ più scuro e il rumore del vento e della pioggia portano dentro di noi sempre qualche domanda in più. Al di là del riferimento stagionale, è proprio in momenti così che dobbiamo coltivare l’arte dell’ascolto.

Quando pensiamo all’ascolto, ci viene subito in mente l’ascoltare gli altri, invece in questo articolo io desidero parlare della coltivazione dell’arte di saper ascoltare noi stessi. Spesso, durante le terapie, accade semplicemente questo: non è solo il terapista ad ascoltare noi, ma soprattutto siamo noi che mentre parliamo, forse per la prima volta, decidiamo di ascoltarci davvero. Questo è quello che dovrebbe accadere anche durante la nostra vita. Sapere ascoltarci, sia mentre stiamo in silenzio sia mentre parliamo. A volte, come psicologa, faccio fare proprio questo esercizio.

«Pensa a un evento o a una situazione della tua vita che hai sempre raccontato con facilità e che reputi di sapere a memoria. Una volta scelta, rinarrala, ma chiediti se la stai davvero raccontando come vuoi tu. Ascolta bene ogni parola che dici e pensa se è davvero quello che volevi dire».

La maggior parte delle volte che ho fatto fare questo esercizio, le persone si sono stupite di ciò che stavano raccontando. Si rendevano conto che in realtà andavano “in automatico” e che non si ascoltavano nemmeno più per verificare se quanto rievocavano era corretto. 

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L'arte dell'ascolto

Questo articolo è di Giulia Lamarca ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto