La leadership di Donald Trump

Nel momento in cui si sta concludendo il mandato presidenziale di Donald Trump è possibile fare alcune considerazioni sul suo stile di leadership in relazione alle manifestazioni della sua personalità. Trump esemplifica molto bene l’idea che lo stile di leadership di una persona sia strettamente legato alle caratteristiche della personalità, ma anche rinforzato dal gruppo dei sostenitori e dei seguaci, e amplificato dalla dimensione del potere esercitato.

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Osservando le (numerose) manifestazioni della leadership di Trump non si può fare a meno di notare l’autoreferenzialità, l’egotismo, il porsi al centro del mondo, e il sentirsi al di sopra delle normali regole sociali che fanno sì che l’animale umano divenga un essere civile e capace di vivere-in-comunità.

Su Trump molto è stato detto e scritto dal momento in cui ha preso il potere: l’esercito di coloro che lo ritengono unfit è ampio, ma i dubbi e le preoccupazioni sul suo equilibrio psicologico e la sua salute mentale sono sorti assai prima della sua nomina a presidente. Il 29 novembre 2016 gli psichiatri Judith Hermann, Nanette Gartrell e Dee Mosbacher chiesero a Barak Obama di sottoporre Trump ad una “full medical and neuropsychiatric evaluation by an impartial team of investigators” (una esaustiva valutazione medica e neuropsichiatrica da parte di un team imparziale di esaminatori). Da allora in poi sono risuonate, soprattutto negli USA, diverse considerazioni su Donald Trump, visto come un vero e proprio “caso psichiatrico”, recentemente sintetizzate nel documentario di Dan Partland Unfit – La psicologia di Donald Trump (2020), e ribadite persino da Mary Trump, la nipote psicologa, in un suo libro appena uscito.

La domanda se, quanto e come Donald Trump sia un “malato mentale” è poi rimbalzata nel mondo (vedi il volume di Bandy X. Lee, la cui prima edizione è del 2017). Una frase esibita dalla First Lady, Melania, stampata sulla sua giacca durante una visita ai bambini migranti in Texas, I don’t really care. Do U? (“Davvero non me ne importa nulla. E a te?”) può rappresentare bene l’atteggiamento del marito rispetto alle critiche che ha collezionato nel corso del tempo, ma anche rispetto a molte questioni controverse di primo piano sulle quali Trump ha preso decisioni unilaterali e autoritarie, contrarie al buon senso, all’intelligenza e al bene comune, su temi quali la protezione dell’ambiente e la garanzia di offrire ai cittadini americani meno abbienti il diritto alla salute.

Al di là dei sottili distinguo sulla personalità di Trump elaborati soprattutto da accademici, sempre più clinici e specialisti della salute mentale ritengono che egli sia caratterizzato dal narcisismo maligno, o distruttivo, una forma di vera e propria psicopatologia che quando è incarnata da soggetti di potere è decisamente pericolosa, integrandosi a quelle che sono state definite le malattie del potere.

Incapace di introspezione, di mentalizzazione, di autocritica e di qualunque forma di accettazione dei propri limiti o debolezze, Trump incarna il leader macho caratterizzato da disprezzo per le regole e da un mix micidiale di narcisismo, psicopatia e sadismo, sulla base della tendenza a rispondere d’impulso. Si tratta di un fulgido esempio di ciò che oggi va sotto la denominazione generale di leadership tossica, una pericolosa fisionomia gestionale che ha persino attirato l’attenzione dei vertici militari dato che può manifestarsi anche in quei contesti.

Con sempre maggiore evidenza – a partire da studi ormai classici di stampo psicoanalitico e di psichiatria dinamica elaborati da consulenti e professionisti come Otto Kernberg e Manfred Kets de Vries emerge un quadro di tratti psicopatologici che contraddistinguono talune persone e ne qualificano il comportamento in ogni dimensione di vita, dalla vita sociale e familiare fino alla vita di lavoro. Quando tali quadri mentali si manifestano in leader istituzionali, politici e religiosi il danno potenzialmente arrecabile alla collettività è enorme e tende a manifestarsi non solo nell’immediato ma anche nel tempo a venire (e anche in questo Trump non fa eccezione, lasciando comunque una pesante eredità non solo sulle spalle degli americani, ma sul mondo intero).

Partendo dalle osservazioni di Sigmund Freud su ciò che lega il capo al gruppo e procedendo con una miriade di osservazioni di psicoanalisti, psicologi clinici e psichiatri si è di recente giunti a visualizzare configurazioni psicopatologiche di tal genere anche negli ambiti della ricerca accademica cosa che ha portato, ad esempio, alla definizione della Dark Triad, la triade nera, costituita dalla miscela di machiavellismo, narcisismo e psicopatia.

A Trump sono stati attribuiti numerosi nomignoli, ognuno dei quali coglie un aspetto della polimorfa personalità del presidente uscente: Donald the Donnie, King Lear, The Lying King, Cheeto Benito, Donald Chump, Donald Dodo, The Infuriator, Trumpty Dumpty, The Orange Mephistopheles, The Fraud of Fifth Avenue, fino ai recenti King Kong (per la sua, per così dire, “riluttanza” ad abbandonare il potere e riconoscere la vittoria a Joe Biden) e a Inciter-in-Chief per i fatti di Washington in cui è stata ravvisata la sua natura sovversiva e quasi-golpista.

Dato che la leadership si esplicita non solo con l’esempio ma anche con le parole, Bérengère Viennot, ha pubblicato un lavoro su la lingua di Trump, sottolineando le falsità, le contraddizioni, l’uso di espressioni razziste, sessiste, aggressive, minacciose, denigratorie, volgari e sarcastiche. Un modo di parlare frammentato, ripetitivo, infarcito da esclamazioni altisonanti o da espressioni-flash come Bad!, Good!, Great!, cosa che fa sorgere la domanda se egli sia consapevole di esprimersi con un linguaggio che nemmeno un qualunque adulto appena mediamente istruito userebbe.

Con il suo account personale (ora sospeso in modo permanente) ha emesso quasi 60.000 tweet dal 2009 ad oggi, con punte di 100 tweet al giorno – ma oltre alla quantità ci sarebbe da dire qualcosa sui contenuti di questi messaggi con i quali Trump ha comunicato atti governativi o cambiamenti nella diplomazia USA. Compulsione e impulsività accompagnano in genere questo tipo di comportamento, ed è stato notato da più parti che il presidente uscente è sempre stato restio a leggere, studiare o semplicemente informarsi. Esemplare la seguente frase di Trump: As I have stated strongly before, and just to reiterate, if Turkey does anything that I, in my great and unmatched wisdom, consider to be off limits, I will totally destroy and obliterate the Economy of Turkey - I've done before! (“se la Turchia farà qualcosa che io, nella mia grande e ineguagliata saggezza, considererò oltre i limiti, distruggerò totalmente l'economia della Turchia - l'ho già fatto!”).

 

Andrea Castiello D’Antonio, psicologo clinico e psicoterapeuta, psicologo delle organizzazioni, e consulente di management, già professore straordinario di psicologia all’Università Europea di Roma, ha pubblicato ventun volumi e circa duecento articoli in diverse aree applicative della psicologia professionale.
www.castiellodantonio.it
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Riferimenti bibliografici 

Castiello d’Antonio A. (2011), «Leadership malata. Le patologie del management», Psicologia contemporanea, 228, 12-15.
Castiello d’Antonio A. (2013a), L’assessment delle qualità manageriali e della leadership. La valutazione psicologica delle competenze nei ruoli di responsabilità organizzativa, Franco Angeli, Milano.
Castiello d’Antonio A. (2013b), «Valutare un leader. Come prevenire la leadership tossica», Psicologia contemporanea, 240, 46-51.
Castiello d’Antonio A. (2018), «La leadership tossica», Rivista Militare, 4, 98-103.
Castiello d’Antonio A. (2021), «Il leader narcisista», Psicologia contemporanea, 283, pagine 28-33.
Kernberg O. F. (1998), Le relazioni nei gruppi. Ideologia, conflitto e leadership (trad. it.), Raffaello Cortina Editore, Milano, 1999.
Kets de Vries M. F. R., Miller D. (1984), L’organizzazione nevrotica (trad. it.), Raffaello Cortina Editore, Milano, 1992.
Lee B. X. (2017), The Dangerous Case of Donald Trump: 27 Psychiatrists and Mental Health Experts Assess a President. Thomas Dunne Books - St. Martin Press, New York. (II edition, 2019).
Lyons M. (2019), The Dark Triad of Personality. Academic Press- Elsevier, London.
Frank J. A. (2018), Trump on the Couch. Inside the Mind of the President. Penguin. Random House, New York.
Trump M. L. (2020), Too Much and Never Enough: How My Family Created the World's Most Dangerous Man. Symon & Schuster, New York.
Viennot B. (2019), La lingua di Trump. (trad. it.), Einaudi, Torino, 2019.