La giada e il mattone

La facoltà di strutturare la comunicazione in modo da portare l’interlocutore a leggere diversamente i fatti è fondamentale, specie quando non è possibile incidere sul fatto in sé.

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«Non sono le cose in sé che ci preoccupano, ma le opinioni che abbiamo delle cose», sosteneva Epitteto, ricordandoci quanto la nostra percezione della realtà e il modo in cui vi reagiamo dipendano essenzialmente dal nostro punto di vista. Quasi duemila anni più tardi, Paul Watzlawick tracciava la fondamentale distinzione tra «realtà di prim’ordine» e «di second’ordine». La prima, riferita alle proprietà fisiche degli oggetti; la seconda, alla nostra percezione di tale realtà. Esemplificativa è la famosa battuta sul fatto che, di fronte a un bicchiere pieno a metà, il pessimista lo vede mezzo vuoto e l’ottimista mezzo pieno. Stessa realtà di prim’ordine, opposte realtà di second’ordine. Ed effettivamente è esperienza comune rilevare come le persone reagiscano in maniera differente di fronte agli eventi della vita. Basti pensare a come dinanzi a situazioni decisamente drammatiche, quali un lutto o una malattia grave, alcuni riescano a trarre addirittura una spinta positiva e un senso più profondo dell’esistenza. 

La capacità di comunicare in maniera da guidare l’altro a cambiare il modo in cui percepisce gli eventi (ossia la sua realtà di second’ordine) è quindi cruciale, in particolar modo quando non ci è possibile intervenire direttamente su quella di prim’ordine. Con le parole di Proust, «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi».

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Questo articolo è di Roberta Milanese ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto