Impostore, ma non troppo

Per orientarci nel mondo e nei nuovi compiti non dobbiamo farci paralizzare dalla consapevolezza socratica che non siamo onniscienti.

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Ti è mai capitato di non sentirti all’altezza per un compito o un ruolo che ti era stato assegnato, magari proprio nel campo in cui solitamente operi? Forse pensi che sia qualcosa che accade solo a chi non è davvero preparato? Secondo un particolare effetto psicologico le cose non stanno così: se non hai mai sperimentato la sensazione di non essere all’altezza, di non essere completamente preparato e pronto, significa che in quell’ambito hai sempre affrontato sfide poco impegnative.

Questa è in soldoni quella che oggi viene chiamata oggi “sindrome dell’impostore”: la sensazione di non essere all’altezza in un determinato ruolo che qualcuno ci ha assegnato o che abbiamo conseguito.

La sensazione di cui stiamo parlando non dipenderebbe dall’obiettiva incapacità di chi ricopre quel ruolo, ma da un meccanismo psicologico che colpisce proprio chi conosce molto bene quell’ambito. Pertanto, chi non si è mai sentito almeno un po’ “impostore” non è così fortunato come si può immaginare, ma è invece esageratamente convinto delle proprie conoscenze e quindi ricade in un altro fenomeno speculare: l’effetto Dunning-Kruger. Su queste pagine abbiamo parlato più volte di tale meccanismo, che al contrario di quello operante nella sindrome dell’impostore ci fa sovrastimare le nostre conoscenze in un campo specifico. Se, da un lato, per affrontare le cose che non conosciamo è necessario un pizzico di intraprendenza e di spregiudicatezza, quindi credere di poter affrontare quella sfida (il Dunning-Kruger), dall’altro lato se le conosciamo troppo bene, sappiamo di non sapere e rischiamo di paralizzarci.

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Questo articolo è di Gennaro Romagnoli ed è presente nel numero 284 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto