Fabio Giovannelli, Massimo Cincotta

Il ritmo… nel cervello

LO STUDIO DEI CORRELATI NEURALI DELLA PERCEZIONE DEL RITMO AMPLIA LE CONOSCENZE SU COME IL SISTEMA NERVOSO ELABORA LA MUSICA E PUÒ RIVELARSI UTILE ANCHE IN AMBITO RIABILITATIVO

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Da anni spopolano sul web i video di un bellissimo esemplare maschio di Cacatua Galerita Eleonora, un pappagallo dal piumaggio bianco e dal caratteristico ciuffo giallo sulla testa, di nome Snowball, che sfoggia doti da grande ballerino muovendosi con un sincronismo perfetto sulla musica dei Backstreet Boys e di altri artisti (qui). L’abilità di Snowball, che ha procurato a lui (e sicuramente anche ai suoi proprietari...) una certa fama, è stata descritta in un articolo scientifico pubblicato nel 2009 dalla prestigiosa rivista Current Biology. I pappagalli come Snowball non sono però l’unica specie animale a mostrare abilità di questo tipo e ciò indica che sincronizzare i movimenti del corpo con un ritmo esterno potrebbe non essere una prerogativa umana.

È solo negli esseri umani però che il profondo legame tra ritmo e movimento si manifesta in tutta la sua evidenza grazie alla musica e alla danza. È esperienza comune che ascoltando un brano musicale particolarmente coinvolgente si percepisca una forte spinta a muovere il corpo a tempo con il ritmo di fondo (per esempio battendo i piedi o le mani oppure oscillando il capo ritmicamente). Ciò avviene in modo deliberato, ma anche in modo spontaneo e involontario quando si è impegnati in altre attività. Questa capacità è strettamente associata ai segnali uditivi, poiché la sincronizzazione con stimoli ritmici visivi risulta più difficile, meno accurata e soprattutto emerge meno spontaneamente. Numerose ricerche indicano che si tratti di un comportamento universale. Inoltre, una naturale predisposizione per la sincronizzazione con stimoli ritmici è stata ipotizzata sulla base di dati cinematici che hanno mostrato come gli stessi neonati siano in grado di muoversi a tempo con la musica e con altri suoni che presentano ritmi regolari.

Una caratteristica importante che rende possibile coordinare e sincronizzare i movimenti con una musica, e in generale con dei segnali uditivi, è la regolarità e dunque la prevedibilità della dinamica temporale dei suoni che compongono una sequenza ritmica. È noto dalla letteratura sulla sincronizzazione uditivo-motoria che i movimenti precedono il suono di poche decine di millisecondi. Questo fenomeno, definito asincronia negativa media, indica che si tende ad anticipare il battito che sta per arrivare piuttosto che “inseguirlo”. Ciò avviene verosimilmente grazie alla capacità di cogliere degli schemi ritmici e di formare modelli interni della struttura ritmica stessa. Dunque la sincronizzazione con un ritmo musicale richiede una coordinazione temporale tra la percezione di stimoli uditivi prevedibili e le risposte motorie.

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Questo articolo è di Fabio Giovannelli, Massimo Cincotta ed è presente nel numero 286 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui