I bombardamenti di Londra e il Covid-19

Battle_of_britain_air_observer.jpg

È possibile comparare l’attuale pandemia Covid-19 con la campagna di bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale contro il Regno Unito, avvenuta tra il 1939 e il 1945? Leggendo la rassegna storica di Edgar Jones non solo è possibile, ma anche istruttivo. I continui bombardamenti effettuati dall’aviazione di Hitler sulle città e i sobborghi britannici esposero la popolazione a un clima di ansietà, paura e terrore, in una situazione in cui nessuno poteva dirsi al sicuro. La risposta del governo britannico fu quella di stabilire per la popolazione una serie di misure protettive e di regole di comportamento basate sulle conoscenze della psicologia.

Sono tanti gli insegnamenti che si possono trarre dall’esperienza britannica degli anni Quaranta sia nella fase della predisposizione e organizzazione preventiva sia in quella della gestione della crisi. Per esempio, nella fase di pianificazione il governo britannico utilizzò, mutatis mutandis, le esperienze di altri Paesi che erano stati colpiti da raid aerei, si occupò di offrire a tutti i cittadini un uniforme livello di sicurezza e soppesò i costi da sostenere. 

Edgar Jones pone dunque in parallelo le modalità con cui il Covid-19 è stato percepito e affrontato nel Regno Unito con ciò che fu realizzato e vissuto in tempo di guerra. In quel tempo, nel momento in cui i londinesi sopravvissuti alle due grandi fasi di bombardamenti del 1940-41 e della primavera del 1944 credevano che la guerra fosse ormai giunta al termine, tra l’estate e l’autunno del 1944 Londra fu colpita dagli attacchi della Luftwaffe portati con le “armi segrete” di Hitler: la bomba volante V1 e il missile V2. Scrive Jones: «Il numero di vittime dei raid aerei era diminuito sostanzialmente nel 1942 e 1943, così che quando la campagna missilistica V1 colpì nel giugno 1944, le persone avevano allentato la guardia». Insomma, il pericolo non era passato e si stava verificando una vera e propria seconda ondata

Sia nel caso della pandemia Covid-19 sia in quello dei raid aerei su Londra e il Regno Unito le persone furono poste in lockdown, e in entrambe le situazioni furono confinate in luoghi più sicuri: la casa (con il relativo home working) e il rifugio antiaereo. Il comportamento delle persone, dopo una prima fase di sottovalutazione del pericolo, fu in linea con le attese del governo britannico, che lodò ciò che allora era indicato con “stoicismo” e che oggi ha preso la forma del concetto di “resilienza”. 

Ma al momento della seconda ondata di bombardamenti tedeschi, avvenne un fatto imprevisto: la popolazione di Londra sembrò abbandonare la deep shelter mentality (mentalità da rifugio profondo) fino a condurre le autorità a chiudere alcuni rifugi antiaerei perché non utilizzati! La sensibilità al rischio sembrò dunque essersi ridotta, mentre la popolazione era portata a scegliere di usare misure di protezione diverse da quelle indicate dal governo – misure che, però, non fornivano il grado di protezione adeguato. Ciò indusse il governo a fornire misure di protezione alternative rispetto all’indicazione di utilizzare i rifugi. 

In tutto ciò, ieri come oggi si vedono emergere numerosi fenomeni di interesse psicologico: la percezione della casa come improbabile “luogo sicuro”, le differenze nella stima del rischio, la riluttanza ad abbandonare stili di vita consolidati, l’abitudine a rimanere nascosti e chiusi anche una volta che è trascorso il pericolo, l’attaccamento alle mansioni direttamente collegate con la “sopravvivenza” nazionale, l’induzione di comportamenti atti alla prevenzione della diffusione dei rischi e l’uso di dispositivi di protezione (le maschere antigas, allora, e le mascherine, oggi), la gestione delle informazioni.

Interessante, infine, la proposta che avanzò Churchill di non enfatizzare il rischio dei bombardamenti per permettere agli operai nelle fabbriche di proseguire il lavoro fino al limite massimo di rischio stimato, basata sull’idea che fosse necessario imparare a convivere con il pericolo

Andrea Castiello D’Antonio, psicologo clinico e psicoterapeuta, psicologo delle organizzazioni, e consulente di management, già professore straordinario di psicologia all’Università Europea di Roma, ha pubblicato ventun volumi e circa duecento articoli in diverse aree applicative della psicologia professionale.
www.castiellodantonio.it
Facebook: Prof. Andrea Castiello D'Antonio

Riferimenti bibliografici

Jones E. (2020), «The psychology of protecting the UK public against external threat: Covid-19 and the blitz compared», The Lancet Psychiatry, 7, 991-996, DOI: https://doi.org/10.1016/S2215-0366(20)30342-4

Questo articolo è di Andrea Castiello D'Antonio ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto