Gestione delle emozioni: il disprezzo

Il disprezzo è parente del disgusto, ma ne differisce per alcuni aspetti. È un’emozione collegata al nostro patrimonio di valori.

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Più volte all’interno di questa rubrica abbiamo ricordato che non esistono emozioni positive e negative, ma che ogni emozione, in particolare se teniamo conto dell’aspetto adattivo, svolge un ruolo utile e importante. Paul Ekman spiega che il disprezzo è parente stretto del disgusto, ma ne differisce per alcuni aspetti. Lo si prova, infatti, solo verso le persone e le loro azioni, in quanto il disprezzo è un’emozione strettamente connessa ai nostri principi morali e valoriali. La dimensione di riferimento è dunque l’interazione sociale, all’interno della quale il disprezzo svolge la funzione di modulare le relazioni tra le persone.

Può darsi che queste prime considerazioni non aiutino a cogliere l’aspetto positivo di tale emozione, o che inducano a pensare a relazioni umane regolate da sfida e inimicizia, anche perché, nel linguaggio comune, alla parola “disprezzo” viene assegnata quasi sempre una valenza fortemente negativa. Per chiarire quest’apparente contraddizione può essere utile riprendere in mano Il cosiddetto male, un libro che il padre dell’etologia moderna e premio Nobel, Konrad Lorenz, ha dedicato al tema dell’aggressività. Il titolo anticipa in qualche modo la tesi del volume, interamente dedicato a spiegare la funzione adattiva dell’aggressività intra-specifica, che a un primo sguardo sembrerebbe contraddire i principi di salvaguardia all’interno della specie.

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Questo articolo è di Diego Ingrassia ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto