Covid-19: il rischio del conflitto tra le mura di casa

La vita di tutti sta cambiando. Ai tempi del coronavirus la parola d'ordine è #iorestoacasa, ma quali possono essere le conseguenze in termini di conflittualità durante questa convivenza forzata?

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I figli studiano a casa, i genitori lavorano da casa, i nonni badano ai nipoti in casa, la spesa arriva a casa; gli appuntamenti fra amici per condividere aperitivi e chiacchiere si svolgono online, ognuno a casa propria… Insomma il leitmotiv per chi (si spera tutti coloro non impegnati in trincea sul fronte della guerra al virus) si impegna a salvaguardare se stesso e gli altri è la parola C A S A.

Di solito un nemico comune, anche in chi era in forte dissapore o scontro con altri fino a poco prima dell’apparire dell’avversario, fa scattare l’unione. La condivisione del soggetto/oggetto contro cui concentrare forze, impegno, energie, fa nascere e fortificare alleanze prima anche inimmaginabili. Questo lo insegna la storia, la dinamica politica anche dei nostri giorni, senza dimenticare gli insegnamenti di Freud a proposito della psicologia delle masse.

In Italia stiamo riscoprendo in primo luogo il forte senso di comunità, la solidarietà, la generosità, la buona educazione, il “permesso, scusi” nelle file, le distanze di sicurezza tra umani - oggi per evitare il contagio, in futuro speriamo per rispetto del territorio altrui e personale dai confini invisibili ma percepibili -. Stiamo riscoprendo che l’essere buoni è un valore, non un tratto da irridere o da stolti, stupidi, ingenui e sprovveduti. Siamo uniti nella battaglia che di giorno in giorno diventa guerra, e ognuno fa proprio lo slogan di tutti: Andrà tutto bene!

Nel frattempo, in casa, siamo sicuri che vada tutto bene? I conflitti sono spariti anche tra le mura domestiche? Qualche dubbio è legittimo…

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Condividere all’improvviso spazi più o meno piccoli, una convivenza forzata h 24 tra figli e partner… Tutto ciò mette a dura prova sia le famiglie versione mulino bianco, che tra l’altro non esistono, sia le persone più “antisociali”. Questo ed altro, sotto la pressione del pericolo del nemico invisibile che si aggira, che può raggiungerti anche attraverso le persone più care: così l’animo e l’umore possono inasprirsi e portare molti alla irascibilità, o alla chiusura totale in sé.

C’è una ruotine anche nella convivenza, con ritmi conosciuti e stabilizzati nel tempo: avere improvvisamente in casa familiari di norma assenti incrina la routine perché non è la “normalità” e, dopo un primo momento di piacere e convivialità può scattare il fastidio per le piccole cose, per gli spazi perennemente occupati. Magari ognuno si organizza “geograficamente” in casa anche per non dare fastidio agli altri, ma poi ci si sovrappone, ognuno pensa di avere cose più importanti da fare rispetto all’altro, ed ecco che si passa dallo screzio al conflitto vero e proprio.

La tensione in casa, superata la novità e l’eventuale ebbrezza dell’uso del tempo dedicato alle mille piccole cose trascurate fino a poco tempo fa, può allora scatenarsi, portare le persone a dirsi “il mai detto”, a diventare suscettibili per qualsiasi percepita “invasione di campo”.

Si accendono polemiche sul “chi fa che cosa”, i ruoli si confondono o si ribaltano, le violenze sottili rischiano di trasformarsi in aggressività pesante. E soprattutto per quelle donne che già sono vittime di quotidiani maltrattamenti, e che ora non hanno più la possibilità di una via di fuga temporanea con l’uscita da casa, la situazione diviene drammatica. La tragicità di casi estremi del genere, che purtroppo non sono pochi, necessita però di particolari strumenti e approcci qui non affrontati.  

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Dunque, più in generale, in questo difficile periodo coronavirus, nella vita in casa di tutti i giorni si può provare a mettere il conflitto in stand by?

Più che rimandarlo, può essere importante e utile finalmente in casa fare una cosa: parlarne!

Dirsi il mai detto, ma in chiave costruttiva; dare parole ai sentimenti per capire e sciogliere dei nodi; comprendere meglio l’altro e, così facendo, se stessi.

“Non ho tempo…devo uscire…un’altra volta” … sono alibi che ora non reggono. Si può parlarne, può essere molto utile e fa stare meglio. Tutti. Questo non significa approfittare della impossibile via di fuga dei familiari per scatenare loro addosso recriminazioni, miscelate all’angoscia da Covid-19, ma usare il tempo per pensare, parlare e soprattutto ascoltare. Ascoltare se stessi e gli altri.

Dare tempo all’altro di esprimersi, riconoscere le emozioni proprie e altrui, provare a essere “empatici”, fare un passo indietro rispetto alla ricerca di soluzioni immediate, chiedere e cercare di capire perché, capire come l’altro si sente, cosa lo porta ad agire in un modo che può essere irritante, ricercare non l’unica causa che ha portato a eventuali tensioni, incomprensioni, sopportazioni, mutismi, indifferenza, ma comprendere le varie e differenti aspettative, bisogni e sfumature dietro ai comportamenti reciproci, rispetto ai quali non è detto che ci sia solo una ragione e solo un torto, ma forse coesistono tanti legittimi bisogni e punti di vista che non sono stati pronunciati, creando equivoci mai chiariti e quindi accumulo di incomprensioni fino all’eventuale conflitto che pare insormontabile o irrecuperabile.

Non è facile, non è abitudine quotidiana, ma si può fare, e in modo positivo, comunque “non-distruttivo”.

In questo periodo così drammatico, fa bene riscoprire tempo e cura di sé, dello spazio, delle relazioni, fare sport come si può, leggere, scrivere, vedere dei bei film e documentari. Ma anche cantare e ballare sul balcone o alla finestra, per condividere la speranza che… Andrà tutto bene!

Luciana d'Ambrosio Marri Sociologa del lavoro, Selezione, Formazione, Diversity management, Sviluppo delle Persone e Benessere Organizzativo. Coach e Counselor. Autrice.
https://www.lucianadambrosiomarri.it/

Andrea Castiello d’Antonio Psicologo clinico e Psicoterapeuta. Psicologo delle organizzazione, Consulente di Management e Executive Coach. Esperto di diagnosi psicologica, testing e psicologia dell’aviazione. Già Professore Straordinario di Psicologia presso l’Università Europea di Roma.
https://www.castiellodantonio.it/