Cosa ci insegna la biologia del paziente combattivo

Da più di quarant’anni la scienza studia il rapporto tra la psiche e la salute dell’individuo. Ma pensare che si tratti solo di conquiste mediche è un grosso errore

cosa-ci-insegna-la-biologia.jpg

Negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato l’esistenza di una forte correlazione tra atteggiamenti e tratti della personalità da una parte, e salute fisica dall’altra. Queste ricerche forniscono una conferma scientifica a un fatto che tutti noi abbiamo in qualche modo già sperimentato: le persone ottimiste, combattive, coraggiose reagiscono meglio di fronte alle malattie gravi e – in termini probabilistici – hanno più possibilità di salvarsi e di guarire. In termini probabilistici, si badi bene: questo vuol dire che il legame tra personalità e salute diventa vero su base statistica e di fronte a grandi numeri.

A livello individuale, invece, tale tendenza non rappresenta una regola tassativa: molte persone, per quanto straordinariamente ottimiste e determinate, hanno finito per soccombere a gravi malattie. Questa doverosa precisazione consente di evitare quello che Marcia Angell, della Harvard Medical School, in un editoriale apparso sul New England Journal of Medicine definiva »una forma particolarmente ignobile di colpevolizzazione del malato«: cioè il fatto di vedere la malattia e la morte della vittima come espressioni di un fallimento personale. Come dire: »Non ce l’hai fatta perché non sei stato abbastanza combattivo«.

Premium

Vuoi leggere la versione completa dell’articolo?

Accedi al sito se sei già iscritto oppure Registrati al sito!.

Accedi

Questo articolo è di Pietro Trabucchi ed è presente nel numero 284 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui