Adescatori online

Spesso gli adulti che attirano a sé adolescenti via internet, recitano la parte di mentori in grado di capirli e apprezzarli come nessun altro.

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Non era mai capitato al papà di Cristina di sentirsi così colpevole, confuso e depresso. Era stato proprio lui a insistere perché il giorno della prima comunione lui e sua moglie regalassero lo smartphone alla “bambina”. «Lo chiede da tempo e con insistenza. Ce l’hanno tutte le sue amiche. Questo è il mondo in cui si cresce oggi. Non possiamo farne una “diversa”: si sentirebbe emarginata e maltrattata», aveva spiegato alla moglie, perplessa e poco favorevole a quel regalo, per convincerla all’acquisto.

Cristina era stata felice. Aveva abbracciato e baciato papà e mamma con entusiasmo. «Saprò usarlo bene, non ti preoccupare», aveva promesso alla mamma che le raccomandava di non eccedere e di spegnerlo nel pomeriggio quando doveva fare i compiti. E infatti Cristina lo aveva sempre tenuto spento di pomeriggio. Lo riaccendeva soltanto quando andava a letto e, sola nella sua stanza, si metteva in contatto con le amiche.

Per un po’ prima di addormentarsi navigava in Internet. E fu lì, su Facebook, che all’età di 13 anni incontrò Alex, un ragazzo di 18 anni con cui iniziò uno scambio di messaggi su com’erano le rispettive giornate, dove andavano in vacanza, che musiche ascoltavano, quali erano i cantanti preferiti, che luoghi frequentavano quando uscivano con gli amici. Alex le aveva poi inviato una propria foto in palestra mentre si esercitava alle macchine. Sebbene il viso fosse seminascosto, si vedeva un corpo atletico, ben palestrato. Cristina di rimando gli aveva inviato una foto di lei al parco sui pattini a rotelle. Erano poi passati alle foto sulla spiaggia in costume da bagno. Le sue in primo piano, quelle di Alex in campo lungo.

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Questo articolo è di Anna Oliverio Ferraris ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto