Ad ogni età... presenti!

Un percorso di consapevolezza e benessere basato sulla mindfulness e rivolto ad anziani mostra vari benefici: potenziamento della qualità di vita, riduzione di ansia e stress, preservazione di aspetti cognitivi come memoria di lavoro e attenzione.

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La sorpresa che coglie i nuovi praticanti di mindfulness è l’inaspettata sensazione di connessione tra mente, corpo e mondo circostante, che all’improvviso si trovano a sperimentare attraverso la pratica. Entrare in connessione autentica con le sensazioni corporee, quali che esse siano, piacevoli o spiacevoli, così come cogliere il momento in cui sorgono emozioni o pensieri, aiuta a scoprire, con curiosità, la pienezza delle esperienze. Ad ogni età.

 INVECCHIAMENTO CONSAPEVOLE 

In questi ultimi anni i temi della consapevolezza, della presenza mentale e della connessione al momento presente, nell’interezza dell’esperito, stanno interessando anche l’invecchiamento, nell’ottica della promozione delle potenzialità ancora presenti nonostante l’andare degli anni. Tale interesse sta facendosi strada nel panorama scientifico con il nome di conscious aging, ossia invecchiamento consapevole, ponendo in luce l’importanza della presenza autentica verso gli eventi che accadono, in termini di accettazione delle esperienze di vita, siano essi cambiamenti fisici, psicologici, emotivi, cognitivi o di ruolo, includendoli come parte di un processo di cambiamento autentico dove nulla rimane mai uguale.

Questo approccio, rispetto ad altri, implica che la persona, in ogni fase del suo processo di invecchiamento, assuma un atteggiamento più complesso di responsabilità, trovando fondamento nell’esperienza intenzionale della pratica.

Mediante un impegno costante trova luogo la trasformazione che muta abitudini rigide e consolidate in nuovi atteggiamenti flessibili e gentili. Dalle limitazioni imputate all’avanzare dell’età, siano esse autogenerate tramite i pensieri, le opinioni e i giudizi, o marcate dal contesto di appartenenza, che può aumentare il senso di perdita o di fallimento (agesism), si passa, attraverso l’atto trasformativo determinato dall’allenamento alla presenza mentale, a un atteggiamento di apertura che dirige, passo passo, verso l’inclusione di ogni esperienza, così come essa si presenta nella sua complessità, senza giudizio o attaccamento. Invecchiare diviene quindi un laboratorio di cambiamento, che trasforma la relazione con le percezioni proprie e altrui, esperienze e atteggiamenti in un’interazione continua da esplorare con curiosità e apertura (Schlitz et al., 2011). Un ampliamento ulteriore che questo approccio porta con sé risiede nella trasformazione della visione dell’invecchiare da processo prettamente personale a percorso che arriva a coinvolgere non solo la famiglia o il cerchio delle amicizie, ma l’intera comunità di appartenenza (Vieten et al., 2006).

Gli interventi basati sulle pratiche di mindfulness nell’invecchiamento si stanno diffondendo e annoverando tra le attività complementari e alternative utilizzate in medicina (Complementary and Alternative Medicine, CAM), applicabili sia nel normale procedere degli anni, in un’ottica di presa di cura di sé come prevenzione e come co-costruzione di una salute partecipativa, sia in presenza di patologie croniche o di decadimento cognitivo. Dall’incontro con Lucia McBee, in una sua recente visita italiana, abbiamo appreso dalla sua decennale esperienza quanto la mindfulness possa aiutare nel processo di invecchiamento ad accettare il cambiamento, non solo per le persone che invecchiano, ma anche per i caregiver, siano essi formali o informali. La sua pluriennale esperienza le ha permesso di approntare un protocollo basato sulla mindfulness specifico per gli anziani e per i caregiver – Mindfulness Based Elder Care (MBEC) –, adattandolo dal più classico MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction: Kabat-Zinn, 1994).

Il protocollo proposto da Lucia McBee si articola in incontri a cadenza settimanale che, a differenza del MBSR, hanno minore durata per singola sessione, ma possono essere proposti con maggiore frequenza soprattutto quando il contesto è di tipo residenziale all’interno di strutture per anziani, nonché in presenza di partecipanti con esigenze specifiche, quali per esempio quelle di persone affette da decadimento cognitivo. Le caratteristiche dei partecipanti al MBCE, infatti, vengono messe in primo piano rispondendo ai loro bisogni e alle loro peculiarità, adattando, alleggerendo e addolcendo alcune pratiche classiche alle esigenze e ai limiti presenti. Si prevedono, infatti, pratiche sia formali – meditazione sul respiro, yoga leggero consapevole – che informali – mangiare in modo consapevole, piuttosto che utilizzare i sensi, per esempio con il ricorso all’aromaterapia –, utilizzando, da parte del conduttore, estrema flessibilità (McBee, 2012). L’impiego di tale protocollo ha evidenziato inoltre come, anche in presenza di decadimento cognitivo, vi siano un beneficio nella riduzione dei problemi comportamentali, come per esempio l’agitazione (Lantz et al., 1997), nonché una riduzione della percezione del dolore (McBee et al., 2004).

Rispetto a quest’ultimo ambito è importante sottolineare che l’elemento saliente del cambiamento apportato dalle pratiche di consapevolezza consiste proprio nella relazione e nell’atteggiamento che le persone, a tutte le età, adulte o anziane che siano, assumono nei confronti del dolore e della perdita. Il cambiamento risiede proprio nell’atteggiamento verso gli aspetti più duri della vita, un atteggiamento che, trasformato dall’allenamento alla consapevolezza, si connota come di accettazione, gentilezza e compassione. In questi termini la compassione aiuta infatti a cambiare la relazione che si ha nei confronti dell’esperienza dolorosa, attraverso una minore identificazione con la sofferenza che essa produce e promuovendo al contempo un’immagine di sé più ampia in un’ottica di trasformazione continua. Proprio l’introduzione di gentilezza e compassione nella pratica di mindfulness adattata per gli over-65 sembra promuoverne i benefici traducendoli in maggior benessere e migliore qualità di vita (McBee, 2008).

 MINDFULNESS IN ETÀ AVANZATA 

Pratiche formali e informali possono essere introdotte nella quotidianità, inizialmente partecipando in gruppo a uno dei protocolli basati sulla mindfulness, come indicato in letteratura. La forza del gruppo costituisce una spinta importante nel familiarizzare con le nuove esperienze e con aspetti di sé spesso non valorizzati; primo fra tutti, la relazione con il proprio corpo. Potere sperimentare la connessione con il respiro o con la strana curiosità di compiere movimenti, leggeri e rispettosi dei degli altri, permette di acuire la connessione con il momento presente e con gli aspetti positivi che tale esperienza genera. Le persone anziane, infatti, malgrado alcune fragilità che possono essere riscontrate, e facilmente ovviate dall’esperienza clinica e di pratica personale del conduttore, riferiscono, per esempio, che l’esperienza del movimento consapevole, sia esso effettuato con semplici esercizi di yoga o notando il movimento determinato dalla respirazione, è un’esperienza estremamente positiva, che permette loro di riappropriarsi di sensazioni sopite da tanto tempo. L’esplorazione delle sensazioni viene inoltre supportata dall’indicazione di accettare l’esperienza per come si presenta, osservando ciò che accade mentre accade, senza l’interferenza di giudizi, preferenze, attaccamento o avversione, e piuttosto allenando, con interesse attento e presente, gentilezza e compassione verso i propri limiti.

La dimensione di gruppo diviene ancora una volta sostegno per sperimentare in modo aperto e non giudicante il momento presente in un registro di condivisione. Proprio l’accettazione e la compassione, come hanno elaborato Germer e Neff (2013), sono parte fondamentale del protocollo MBCE. Secondo gli autori, infatti, compassione e gentilezza si coltivano sviluppando la tendenza a essere disponibili verso se stessi e verso le proprie fragilità, potenziando una capacità di presenza autentica ed equilibrata ai propri sentimenti, senza la loro sopraffazione, nonché accrescendo il senso di umanità condivisa e accettando che tutti gli esseri umani sono imperfetti e dunque esposti al cambiamento e all’errore. Queste tre dimensioni risultano fondamentali non solo per promuovere benessere non solo nell’anziano, ma anche in coloro che se ne prendono cura. Come? Cambiando la prospettiva: partendo dall’esperire e dal praticare.

Un altro aspetto enfatizzato dalla dimensione di gruppo sta nella ricchezza della condivisione delle esperienze nel momento dell’inquiry, cioè dell’investigazione, attraverso le parole, di cosa sia accaduto durante le pratiche stesse. Il vivere insieme l’esperienza della pratica acuisce la ricchezza delle riflessioni promuovendo una contaminazione di curiosità e apertura. Spesso, infatti, la centralità delle condivisioni tra i partecipanti over-65 sembra focalizzarsi, almeno all’inizio, sulle fragilità che il quotidiano pone come sfida, anche nella pratica, e sulle problematiche e sugli affanni che affliggono i partecipanti, come per esempio la percezione del dolore provato, sia esso fisico o psicologico, il senso di affaticamento o il senso di inadeguatezza. L’obiettivo di tali condivisioni non è quello di dare delle risposte risolutive o dei consigli, oppure di utilizzare il momento di condivisione come comune luogo di sfogo, quanto semmai quello di far portare nella situazione di difficoltà ciò che è stato imparato nel gruppo mediante la pratica. Spostare l’attenzione dalla sofferenza percepita al riconoscimento di quali siano sensazioni, emozioni e pensieri a essa correlati aiuta a trovare nuove modalità di fronteggiamento della situazione difficile, allenando, anche tramite l’inquiry, un atteggiamento non giudicante da generalizzare alla vita quotidiana.

Compassione, condivisione, gentilezza e attenzione risultano ridurre le risposte fisiologiche e comportamentali che caratterizzano elevati livelli di stress nell’invecchiamento (Pace et al., 2009), così come aumentare le capacità di coping (Perez-Blasco et al., 2016), e infine, ma non per importanza, accrescere il livello di benessere psicologico percepito (Allen et al., 2012). Praticare mindfulness in età avanzata apre la possibilità di prendersi cura di sé, come agenti attivi del processo di invecchiamento, percependo un senso pieno e tangibile di autoregoalzione, e aumentando la fiducia sulle risorse ancora presenti nonché il senso di autoefficacia. Inoltre, la possibilità di effettuare l’esperienza insieme ad altri fa percepire un senso di comunanza condivisa, ossia uno degli elementi fondamentali per la compassione autentica verso se stessi e per vivere la pienezza anche dell’invecchiare.

 

 A tutte le età c’è il bisogno di imparare 

Proprio così Maria, 90 anni, condivide la sua esperienza di percorso basato sulla mindfuness in 8 settimane, svolto nella struttura residenziale dove risiede da qualche anno. Ha affrontato il dolore cronico partendo da se stessa. Dalla sua esperienza. Dal suo cambiamento. Ma ha potuto scoprire anche che, allenandosi nelle pratiche di consapevolezza, non solo il suo atteggiamento nei confronti del dolore è andato a modificarsi, ma pure che altri aspetti del suo funzionamento globale ne hanno tratto beneficio.

L’esperienza di un percorso di consapevolezza e benessere basato sulla mindfulness proposto ad anziani istituzionalizzati, con buon funzionamento cognitivo e con situazioni di fragilità diverse sul versante dell’autonomia, ha mostrato infatti anche altri promettenti risultati. In linea con la letteratura, il lavorare su aspetti caldi del funzionamento globale individuale da un lato potenzia nei partecipanti consapevolezza e ben-essere psicologico, riducendo ansia e stress, dall’altro mostra effetti indiretti su aspetti più prettamente cognitivi (cognizione fredda), quali memoria di lavoro e attenzione.

L’esperienza di mindfulness sembra quindi favorire pure nell’invecchiamento un diverso e più positivo atteggiamento nei confronti di compiti sfidanti, promuovendo un più efficiente utilizzo di energie da dedicare alle situazioni emotive e ai compiti cognitivi. Pertanto, lavorare in termini globali, allenando un atteggiamento curioso e aperto all’esperienza, allenando l’attenzione e la disponibilità a convivere con ciò che si è, sembra portare a un potenziamento complessivo, tanto cognitivo quanto emotivo. E come dice Maria, «l’arrivo è davvero in tutte le cose».

Cinzia Marigo è psicologa psicoterapeuta, lavora presso ISRAA Treviso e collabora con il Master di II livello in Psicologia gerontologica presso l’Università di Padova. Si occupa di processi cognitivi ed emotivo-motivazionali nell’invecchiamento. È coautrice del Lab-I Empowerment Emotivo Motivazionale.

Erika Borella è professore associato all’Università di Padova, dove insegna Psicologia dell’invecchiamento ed è vicedirettore del Master di II livello in Psicologia dell’invecchiamento.

Rossana De Beni è professore ordinario di Psicologia della personalità e delle differenze individuali presso l’Università di Padova. Ha pubblicato numerosi articoli di ricerca e volumi, tra cui – con altri autori – Batteria BAC per la valutazione del Benessere e delle Abilità Cognitive nell’età adulta e avanzata (Giunti O.S. Psychometrics, 2007); Vizi e virtù della memoria (Giunti, 2009); Psicologia dell’invecchiamento e della longevità (Il Mulino, 20152).


Riferimenti bibliografici

Allen A. B., Goldwasser E. R., Leary M. R. (2012), «Self-compassion and well-being among older adults», Self and Identity, 11 (4), 428-453.
Germer C., Neff K. (2013), «The mindfluness self-compassion training program». In T. Singer, M. Bolz (Eds.), Compassion: Brinding theory and practice. A multimedia book, Max Planck Institute, Leipzig.
Kabat-Zinn J. (1994), Wherever you go, there you are: Mindfulness meditation in everyday life, Hyperion, Westport.
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Lantz M. S., Buchalter E. N., McBee L. (1997), «The wellness group: A novel intervention for coping with distruptive behavior in elderly nursing home residents», The Gerontologist, 37 (4), 551-557.
Mc Bee L. (2008), Mindfulness-based elder care, Springer, New York.
McBee L. (2012), «Interventi di assistenza basati sulla mindfulness per anziani. Trasmettere la mindfulness agli anziani in difficoltà e a coloro che li assistono». Trad. it. in F. Didonna (a cura di), Manuale clinico di mindfulness, Franco Angeli, Milano, pp. 585-604.
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Moody H. R. (2002), «Conscious aging: A strategy for positive development in later life». In J. Ronch, J. Goldfield (Eds.), Mental wellness in aging: Strength-based approaches, Health Professions Press, Baltimore, pp. 139-160.
Pace T. W. W., Negi L. T., Adame D. D., Cole S., Sivilli T. I., Brown T. D., Issa M. J., Raison C. L. (2009), «Effect of compassion meditation on neuroendocrine, innate immune and behavioral responses to psychosocial stress», Psychoneuroendocrinology, 34 (1), 87-98.
Perez-Blasco J., Sales A., Melendez J. C., Mayodromo T. (2016), «The effects of mindfulness and self-compassion on improving the capacity to adapt to stress situations in elderly people living in the community», Clinical Gerontologist, 39 (2), 90-103.
Schlitz M. M., Vieten C., Erickson-Freeman K. (2011), «Conscious aging and worldview transformation», Association for Transpersonal Psychology, 43 (2), 223.
Vieten C., Amorok T., Schlitz M. M. (2006), «I to we: The role of consciousness trasformation in compassion and altruism», Zygon®, 41 (4), 915-932.

Questo articolo è di Cinzia Marigo, Erika Borella, Rossana De Beni ed è presente nel numero 263 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto