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Squick! Sesso, paure e devianze

Uno sguardo curioso sulle parafilie può rivelare dinamiche interessanti per tutti

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Sesso e paura non vanno granché d’accordo. A volte una scarica di adrenalina può contribuire ad aumentare l’eccitazione, certo; entrambi gli impulsi hanno però una forte componente istintiva che già è difficile tenere sotto controllo quando se ne presenta uno solo; l’unione di due emozioni così potenti complica ulteriormente le cose. Con risultati spesso disastrosi.

Alcune dinamiche sono più frequenti e note di altre. Un esempio sono i casi di abuso le cui vittime associano l’abuso stesso al concetto di relazione o amore, e quindi vivono poi relazioni amorose con l’ansia derivante dal trauma patito, contribuendo così alla reiterazione della violenza. Occupandomi di parafilie, mi capita tuttavia di incontrare fenomeni ancora più estremi, bizzarri, ma anche interessanti per cogliere aspetti che possono poi contribuire alla comprensione di situazioni apparentemente molto più “normali”.

Partiamo dalla pedofilia, così almeno non potremo che migliorare. La definizione classica parla di “attrazione per i bambini”, che è indiscutibile, ma tace un aspetto importante, rilevabile in oltre metà dei casi studiati. E cioè che numerose persone pedofile rivolgono la loro attenzione sui minori soprattutto perché temono le interazioni sessuali con gli adulti. Nelle loro descrizioni i bambini vengono significativamente indicati soprattutto come «puri», «sinceri», «incapaci di mentire o tradire», «non manipolatori» e con altre caratteristiche che identificano per contrasto gli adulti come coloro che rappresentano un pericolo, capace di infliggere gravi ferite emotive. Lo stereotipo dello stupratore che punta vittime incapaci di difendersi è quindi senz’altro valido, ma non andrebbe limitato al conflitto fisico.

Questa considerazione viene rafforzata dai casi – numericamente inferiori – in cui l’attrazione per il corpo prepubere viene spiegata in chiave di assenza dei tratti adulti. «Pelle glabra, liscia», «senza seno», «privo di grossi muscoli/curve» sono descrizioni ricorrenti che tradiscono il ribrezzo per un fisico adulto che spesso non è altro che uno specchio impietoso della propria stessa perdita di innocenza, imperfezione percepita o banale caducità. Il disturbo parafilico di cui stiamo parlando è ovviamente complesso e non si può ridurre a questo genere di osservazioni, tuttavia lascio a voi valutare quanto sarebbe utile dare loro una maggiore importanza nell’affrontare l’argomento.

 

Un altro esempio può apparire meno inquietante grazie alle reazioni che scatena, in genere molto più divertite che orripilate. Mi riferisco ai furry, una sottocultura tutt’altro che piccola (circa due milioni di partecipanti in tutto il mondo) ma spesso vilipesa perfino nell’ambiente assai inclusivo delle sessualità alternative. I furry – che in inglese significa “dotati di pelliccia” –
sono individui che si identificano in animali antropomorfi, simili a quelli dei film animati tipo il Robin Hood della Disney o Zootopia. La maggior parte di loro esprime questa identità solo virtualmente, adottando avatar digitali a tema nei molti gruppi, forum e siti online dedicati agli appassionati. Secondo Furscience.com, che raccoglie studi scientifici e sondaggi sull’argomento, più della metà produce materiale creativo (disegni, racconti ecc.) che alimenta e supporta le narrative personali.

Circa 300 000 furry vanno ben oltre e indossano costumi completi simili a quelli delle mascotte dei parchi a tema, senza contare tutti coloro che si limitano invece a usare accessori meno invasivi, quali cerchietti per capelli con orecchie da animale, code, maschere e così via.

Ciò che salta all’occhio quando si studia questa comunità è l’assoluta prevalenza di materiale pornografico a tema, prodotto soprattutto in maniera anonima dai suoi membri… e la forte negazione pubblica di ogni elemento sessuale. Addirittura, chi mostra interessi erotici viene ufficialmente bollato come “furvert”, cioè come “animale pervertito”. I dati citati prima, nondimeno, non lasciano dubbi: il mondo furry ha una prevalenza abnorme di soggetti provenienti da situazioni famigliari o sociali difficili, che sono stati vittima di episodi di bullismo o si identificano come gay o transessuali non dichiarati. Quando si chiede loro cosa li abbia attratti di una sottocultura tanto insolita, la frequente risposta menziona l’apertura mentale del gruppo, «perché fra animali non ci si fa problemi tanto complicati».

Anche in questo caso, allora, è facile capire come e perché l’impulso sessuale venga deviato lungo il percorso di minor resistenza – anche se poi le regole sociali impongono salti mortali improbabili per negare l’evidenza. Il problema dei furry, in fin dei conti, non è che si divertono a masturbarsi con scenari in cui un ippogrifo sodomizza un ippopotamo in tutù: è solo che non sanno accettarlo e accettarsi, magari anche per accedere a un percorso psicologico che li accompagni a relazionarsi anche con partner
completamente umani.

 

Altre sottoculture erotiche hanno sviluppato strategie certo imperfette ma più avanzate per affrontare le paure. Nell’ambito internazionale dell’eros insolito, per definire una fobia o una pratica che causa una reazione di forte disagio anche al suo solo pensiero, si usa il neologismo “squick”. «Quella cosa mi squicka» non è solo una buffa onomatopea, ma anche un messaggio forte che la esclude dalla negoziazione degli elementi che possono entrare in gioco nel rapporto. Nell’usarla vi è anche una certa autoironia per i propri limiti, spesso effettivamente incomprensibili in contesti nei quali magari ci si sottopone con gioia a trattamenti massacranti, ma poi si ha il terrore del solletico o di pratiche relativamente innocue.

Ciò che può accadere in casi così, specie se la fiducia fra i partner è ben solida e c’è un’adeguata serenità, è allora che si approfitti di questa condizione per affrontare positivamente la fobia e cercare di disinnescarla. Se avete mai visto quelle terapie di esposizione progressiva usate, per esempio, per avvicinare gli aracnofobici a ragni sempre più impressionanti, avete presente ciò di cui sto parlando. L’intento non è quello di traumatizzare e tutto si svolge con la massima dolcezza, comprensione e affetto possibili; semplicemente, la coppia riconosce l’irrazionalità dietro la paura e sceglie di giocarci riprendendo il controllo delle emozioni, senza fretta di ottenere alcunché, bensì con lo stesso spirito con cui affronta altre esplorazioni erotico-sensoriali.

A differenza di quanto immaginano le riviste di gossip, l’obiettivo delle sessualità insolite non è certo “fare sempre di più” o “superare ogni limite”, ci mancherebbe. In effetti, solo una minoranza segue l’approccio sopra descritto anche perché, quando ci si dà la possibilità di esplorare forme alternative di piacere, non vi è alcuna necessità di intestardirsi proprio su quelle che risultano più ostiche. Quando però ci si prova, il risultato più comune è che servano molti meno sforzi del previsto non solo per superare l’ansia, ma sovente anche per imparare a godere proprio di ciò che fino a poco prima ci “squicka­va” tanto.

AYZAD è il più attivo divulgatore italiano nel campo delle sessualità alternative. Autore di diversi testi di riferimento sul tema, è personal coach ed è stato nominato fra i 5 sex blogger più influenti al mondo, per il suo sito www.ayzad.com.

Questo articolo è di ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui