Se non ora... quando?

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“Era l’anno della maturità. Avevo confidato la mia omosessualità ad alcuni amici, ma l’intera classe ne fu a conoscenza. Il risultato è stato: motorino danneggiato all’uscita della scuola, sciopero della parola nei miei confronti dai compagni di classe, insulti, fino ad arrivare a ricevere calci. Ho dovuto interrompere gli studi perché non riuscivo più a studiare... Mi sono fatto bocciare...”

“Mi è stato rifiutato un posto come segretario amministrativo in un reparto ospedaliero pediatrico, in quanto, mi è stato detto, il mio genere e il mio orientamento non mi rendevano la persona adatta a lavorare con i minori e le loro famiglie.”

“La prima volta che ho fatto coming out con mia madre lei a distanza di poco tempo ha iniziato a insultarmi, poi mi ha minacciata di levarmi i viveri. Inoltre, mi ha portata a degli esorcismi individuali e di gruppo per purificarmi e fare uscire il demonio e la tentazione da me. Non ho denunciato per paura delle ripercussioni future sulla mia vita che avrebbe potuto avere la mia decisione e inoltre non sapevo per cosa rivolgermi esattamente alle forze dell’ordine e in che modo avrebbero potuto aiutarmi”

 

Racconti di odio e discriminazione, spesso legati a minacce o violenza, sono ben descritti dalle testimoniante raccolte dal report Hate Crimes No More Italy realizzato dal Centro Risorse LGBTI col supporto del Comune di Bologna e pubblicato il 17 maggio 2020, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. In questo report non colpiscono solo i racconti, ma anche i dati evidenziati dalle segnalazioni di circa 700 persone che hanno partecipato alla ricerca in sei mesi. Sul totale delle persone che hanno subito episodi di violenza sessuale, fisica, stupro, danneggiamento alla proprietà, aggressioni con arma, tentato omicidio, il 76,4% non ha denunciato l’accaduto a causa di una sfiducia nei provvedimenti e della paura concreta di subire una vittimizzazione secondaria. Un dato che lascia sgomenti.

Ancora, all’interno della scuola sono molti gli episodi di violenza e bullismo omobilesbotransfobico che generano discriminazione, contribuiscono a creare un clima d’odio e sono spesso causa di difficoltà di rendimento, problemi comportamentali e abbandono scolastico.

Ancora oggi l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non avere una legge che protegga adeguatamente le donne e le persone rappresentate dalla comunità LGBTI. Il 32% degli intervistati italiani dall’Eurobarometro (ultima edizione 2019) si dice in “totale disaccordo” con la frase «Gay, lesbiche, bisessuali dovrebbero avere gli stessi diritti degli eterosessuali», contro una media del 24% dell’Unione Europea.

Tale percentuale è senz’altro ben rappresentata dagli oppositori al disegno di legge contro l’omotransfobia e la misoginia che ha come firmatario Alessandro Zan del Partito Democratico ed è stato approvato dalla commissione Giustizia della Camera il 28 Luglio 2020. La prima proposta di legge presentata da Nichi Vendola risale al 1996, anno in cui lo stesso Vendola presentò anche una proposta pionieristica sulle unioni civili. Ricordo bene quell’anno e il dibattito che queste proposte scatenarono. Non avrei mai immaginato che sarebbero trascorsi 25 lunghissimi anni per affermare qualcosa che dovrebbe essere ovvio per una società civile. Se sarà approvato dalla Camera e dal Senato, il disegno di legge prevede nove articoli. I primi due introducono l’orientamento e il genere sessuale negli articoli del codice penale, il 604 bis e ter, che puniscono la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione.

L’articolo principale estende la cosiddetta legge Mancino del 1993, che prevede il carcere per «chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Il decreto-legge Zan estende la legge Mancino ai reati di violenza «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere», facendo, dopo l’approvazione delle unioni civili LGBT nel 2016, un ulteriore passo avanti sugli strumenti a disposizione per l’accettazione della diversità, in linea con molti Paesi europei. In pratica, come oggi è vietato discriminare, ad esempio, un maschio eterosessuale cattolico, nel prossimo futuro sarà vietato discriminare una qualunque persona in base all’orientamento o genere sessuali.

Nel 2020 suona quasi anacronistica l’accezione "strumenti per l’accettazione della diversità" laddove colossi mondiali come Google fanno della diversità un valore, proclamando che "Google is committed to continuing to make diversity, equity, and inclusion part of everything we do—from how we build our products to how we build our workforce". 

Sicuramente non è di questo avviso la CEI, la conferenza dei vescovi cattolici italiani, che il 10 giugno ha dichiarato che «l’introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione».

La buona notizia è che il DDL Zan non reprime la libertà di opinione, ma bensì l’istigazione e l’incitamento alla violenza, ad oggi già proibiti per motivi religiosi, come, ad esempio, essere cattolici. Siete contrari alle adozioni gay? Potrete senz’altro continuare a dirlo.

Un’altra buona notizia è per tutti gli eterosessuali capitanati dal Senatore Salvini che desiderano sentirsi protetti e vivono come un’ingiustizia questo provvedimento. Non ho mai letto di una ragazza e di un ragazzo picchiati a sangue per strada perché si stavano baciando, ma, se dovesse capitare, per fortuna anche l’eterosessualità è un orientamento sessuale, e come tale è protetto dal DDL Zan. Il DDL Zan combatte anche il sessismo e la misoginia, cercando di contrastare violenza e abusi contro le donne in quanto donne. Tra il 2012 e il 2016, veniva uccisa in Italia una donna ogni due giorni circa; migliaia nel resto del mondo. Il modesto decremento di vittime in Italia tra il 2017 e il 2019 sarà da verificare quest’anno, in cui il distanziamento sociale legato all’emergenza COVID-19 ha esposto molte donne a gravi situazioni di pericolo.

Questi dati sono forse secondari rispetto all’importanza di utilizzare il termine transessualità invece che, come proposto dal DDL Zan, identità di genere. Questo dettaglio infatti è di fondamentale importanza per una rete di associazioni femministe italiane tra cui il movimento "Se non ora quando" capitanato da Francesca Izzo, così fondamentale da creare polemica sull’intera proposta di legge. Secondo le femministe, l’espressione identità di genere danneggia i diritti delle donne e permette a chiunque di autocertificarsi con un sesso diverso da quello con cui è nato, dissolvendo così la realtà dei corpi femminili. Senza nemmeno menzionare tutti coloro nati in corpi femminili ritenuti una dolorosissima prigione, o ancora, al contrario, corpi nati maschili che potrebbero, invece, essere un vanto di femminilità e grazia a tal punto da generare l’invidia di un’ampia fetta di donne, mi domando: se non ora…quando la smetteremo di aver paura del diverso rannicchiandoci al sicuro in posizioni, contestazioni e sofismi ridicoli?

Nel frattempo, la violenza continua e i capelli grigi sono un segnale di quanto inaspettatamente lento sia il progresso, distratti giorno dopo giorno da cavilli e priorità inattese.

Sarah Furlan, esperta di people analytics e change management, consulente e imprenditrice, ha guidato la Divisione R&D di Giunti Psychometrics curando la pubblicazione di oltre 30 test psicometrici, tra cui AFQ e M4DAQ, di cui è primo autore.

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