Non ho paura dei fantasmi - il Ghosting (e i suoi fratelli)

shutterstock_1954191433.jpg

“If you’re all alone / Pick up the phone / And call / Ghostbusters” (Se sei tutto solo / Prendi il telefono / E chiama / Gli acchiappafantasmi) recitava così la canzone di Ray Parker Jr., nel film “Ghostbusters” del 1984.

Sono passati quasi 40 anni e oggi il telefono non aiuta più a sconfiggere i “fantasmi”, che invece sembrano nascere proprio dentro al telefono. O meglio sparire dal nostro telefono. Quando si parla di ghosting ci si riferisce ad un comportamento nato negli ultimi anni e caratterizzato da una repentina e incomprensibile sparizione (da ghost appunto, fantasma) della persona con la quale ci si sta frequentando da tempo (a livello teorico può includere anche una coppia che sta “nascendo” online, in quel caso il “ghoster” si dilegua prima che avvenga l’incontro di persona, magari dopo aver intrattenuto mesi di conversazioni in chat).

Si potrebbe affermare che il ghosting sia una sorta di “vado a comprare le sigarette” 2.0, preludio di un’uscita di scena dal rapporto che non prevede un ritorno da parte della persona che fa perdere le sue tracce. Il soggetto che effettua il ghosting solitamente sparisce nel nulla anche quando il rapporto sta andando bene, non fornisce alcuna spiegazione rispetto al proprio atteggiamento e non mostra alcuna intenzione di ristabilire i contatti. Nei casi più estremi può persino giungere ad eliminare o bloccare sui social network e sui servizi di messaggistica istantanea (come WhatsApp e Telegram) la persona con la quale si stava frequentando.

Tale atteggiamento può nascondere una forte immaturità affettiva e uno stile di attaccamento evitante, oltre che una non trascurabile modalità passivo-aggressiva. Ne esiste una versione più sfumata, una sorta di ghosting “amichevole”, chiamata caspering (che prende il nome da Casper, noto personaggio di fumetti e cartoni animati) e rappresenta quell’atteggiamento che manifestano alcune persone che si mostrano inaspettatamente più fredde e distaccate dopo aver effettuato qualche incontro dal vivo o dopo aver condiviso insieme uno o più rapporti sessuali. Le risposte ai messaggi sono presenti ma diventano vaghe e “fraterne”, gli inviti ad uscire non vengono chiaramente declinati ma fatti cadere nel vuoto senza una presa di posizione netta. In soldoni, il “ghoster” scompare improvvisamente, il “casper” si dissolve gradualmente (Spaccarotella, 2020).

Le persone che attuano questo tipo di comportamento creano delle situazioni che di fatto permettono loro semplicemente di “astenersi” dalla relazione, non assumendosi la responsabilità della chiusura del rapporto, evitando di fare la figura dei “cattivi”. Questi individui ritengono che la sparizione, il silenzio o la risposta neutra facciano meno male rispetto all’esprimere chiaramente il loro punto di vista sull’interruzione del legame. Immaginano che dichiarare apertamente ciò che pensano, possa causare dolore all’altra persona e piuttosto che mostrarsi come la causa della separazione preferiscono mantenere integra la loro facciata. Si tratta di comportamenti che segnalano un’estrema concentrazione su sè stessi, che non presuppongono la percezione di ciò che il proprio comportamento possa generare nell’Altro (non entrando in contatto con quello che hanno provocato) o nell’incapacità di tollerare l’idea di aver deluso le aspettative degli altri. Oggi, rispetto al passato, i social network danno la possibilità di staccare la spina dai rapporti in qualsiasi momento, favorendo questo tipo di risoluzione.

Il “ghoster” può mostrare alcuni segnali premonitori come le recidive: l’essere già incline alla menzogna e alle sparizioni, il mostrare un comportamento solitamente sprezzante e svalutante nei confronti degli altri, la scarsa presenza di legami stabili nella sua vita, un atteggiamento di freddezza e distacco soprattutto nei periodi stressanti. Caratteristiche che possono essere riscontrate ma non necessariamente predittive, soprattutto per la difficoltà nel saperle riconoscere online.
La persona che si trova a subire il ghosting invece precipita in un vissuto di difficile gestione: incredulità, senso di vuoto, sentimento di rifiuto, dolore, senso di colpa, abbassamento dell’autostima, generando continue ipotesi sui motivi che hanno portato al dileguamento dell’ex partner. Si potrebbe obiettare che questi siano sentimenti abbastanza comuni a seguito di una separazione, con la differenza che la sparizione viene imposta in maniera improvvisa e brutale, lasciando alla vittima del ghosting tutti i problemi generati dalla sparizione. Chi subisce il ghosting vorrebbe una risposta ai suoi “perché?”, che purtroppo cadono nel vuoto.

Il piacere digitale (1).png

Questo comportamento sta diventando talmente diffuso che Tinder, in occasione di Halloween 2020, aveva addirittura lanciato il sito ItsYourBoo.com, per dare ai propri utenti la possibilità di ricucire i rapporti che si erano arenati nella secca del ghosting.
Esiste anche un’altra pratica, che risulta ancora più blanda del caspering e che viene nominata benching (da bench, panca) e riguarda l’atteggiamento di “mettere qualcuno in panchina”, ovvero (sfruttando la metafora calcistica) tenerlo come “riserva”, approfittandosi della sua presenza e tenendone vivo l’interesse e la speranza, nonostante la chiara intenzione di non avere una relazione seria neanche in futuro.

Sono presenti infine anche: il submarining (da submarine, sottomarino), ovvero il riapparire dopo diversi mesi alla persona alla quale si era praticato ghosting, facendo finta di niente e cercando di ricucire il rapporto come se nulla fosse; il cuffing (da cuff, manetta, dunque ammanettare), si riferisce al comportamento di alcune persone che, in particolari periodi in cui si sentono più sole (soprattutto nei mesi trascorsi in pandemia), contattano qualcuno che sanno essere disponibile per distrarsi (sia a livello sessuale che semplicemente per uscire insieme e farsi compagnia), “incatenandolo” ad un rapporto di breve durata pur sapendo di non aver intenzione di costruire nulla di serio; il breadcrumbing (letteralmente spargere le briciole di pane), ovvero l’inviare alla persona con cui si flirta minimi segnali (appunto briciole) per mantenerne viva l’attenzione ed alimentare le speranze che il rapporto possa crearsi o continuare ad andare avanti-

Le disavventure relazionali nel mondo dei social network e delle dating app sono ormai all’ordine del giorno (a tal proposito suggerisco di consultare il profilo Instagram "Tidisagio") e diventa importante raccontare e condividere la propria esperienza, come ben argomentato nel libro “Tinder and the City” (Santamaria, 2019). Appare chiaro come questa invasione di neologismi derivi dal mondo anglosassone, dove l’utilizzo di social network e di app per incontri è iniziato con qualche anno di anticipo rispetto al contesto italiano. Sono appunto termini “giovani” e diventa dunque difficile rintracciare al momento consolidati studi scientifici sull’argomento. Le situazioni descritte costituiscono fenomeni assolutamente veritieri e presenti oggigiorno, ma bisogna fare attenzione ad evitare di affibbiare a spron battuto etichette categoriali definitive ai comportamenti altrui. Penso sia importante non appiattirsi a definizioni rapide e soluzioni precostituite (spesso fornite dai vademecum online), bensì cercare di comprendere meglio le proprie aspettative sul rapporto e le modalità con le quali si è costruito, soprattutto utilizzando anche le situazioni che non vanno a buon fine per imparare informazioni aggiuntive su noi stessi e sulla tipologia di partner che ricerchiamo anche in Rete. 

 

Michele Spaccarotella è psicologo e psicoterapeuta psicodinamico. Svolge la libera professione a Roma nell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica (IISS), presso il quale è responsabile della didattica e docente nel corso biennale in Psicosessuologia. È cultore della materia presso la cattedra di Parafilie e Devianza (Prof. Fabrizio Quattrini) dell’Università degli Studi dell’Aquila. Si occupa di ricerca e clinica nel campo della dipendenza sessuale ed è infatti co-Autore del QDS (Questionario sulla Dipendenza Sessuale). Conduce seminari divulgativi ed è autore di diversi articoli in ambito psicologico e sessuologico. Collabora con radio locali e nazionali e con importanti testate giornalistiche.
Facebook: Il piacere digitale - Dottor Michele Spaccarotella
Instagram: @dottormichelespaccarotella


Bibliografia

Santamaria M. (2019), Tinder and the city. Avventure e disagi nel mondo delle dating app, Alcatraz, Milano.

Spaccarotella M. (2020), Il Piacere Digitale #Sex&TheSocial, Giunti Psychometrics, Firenze.

Questo articolo è di Michele Spaccarotella ed è presente nel numero 285 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui