L’era del cuore nell’epoca del Covid-19

Un’intervista al direttore Luca Mazzucchelli tratta dal suo nuovo libro "L'era del cuore. Come trovare il coraggio per essere felici".

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L’era del cuore esce in un periodo che mai avremmo potuto immaginare prima, durante la pandemia per il Covid-19. Come è cambiata la tua vita professionale e personale in questi mesi? Come hai affrontato le settimane di maggiore crisi?

Sono state settimane complesse, soprattutto le prime, perché la mia famiglia era in un’altra regione e non ho vissuto bene la solitudine forzata. Ho lavorato molto, contento di farlo, ma trascorrere tante ore ogni giorno davanti al computer senza potere stare assieme a Giulia, ai bambini e al mio team è stato alienante. Fortunatamente poi la famiglia si è ricongiunta e ho potuto così reimpossessarmi di una parte di normalità per me fondamentale per essere felice.

Tra i vari momenti di questa quarantena ricordo in particolare il 21 marzo, primo giorno di primavera, quando ho guardato dalla finestra il giardino del condominio in cui vivo e ho notato un vasto prato di margherite. Mi ha colpito la loro bellezza e mi sono chiesto: «Ma c’erano anche l’anno scorso?». Ovviamente le margherite non sono una novità della primavera del 2020. Ero io che non le notavo più, dandole per scontate, così come ho fatto con tante altre cose che la pandemia mi ha invece portato a riconsiderare e ad apprezzare con nuovi occhi. In altre parole sono anche molto grato a questo improvviso stravolgimento di abitudini e comportamenti, e credo che in questa esperienza tragica vi sia la possibilità di avvicinarci maggiormente ai nostri valori, uscendone come esseri umani più completi e attenti alle cose che hanno un reale significato.

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L’era del cuore pone una questione di grande attualità, il rapporto non sempre coerente ed equilibrato tra sviluppo tecnologico e sviluppo psicologico, in particolare emotivo. Pensi che la pandemia possa influenzare questo squilibrio?

Penso che la pandemia abbia accelerato quelle dinamiche che per forza di cose obbligheranno tutti noi ad adottare una nuova modalità di stare al mondo, e che ho individuato nei principi fondanti l’era del cuore: mettere al centro la persona e la sua psicologia. Il cambiamento di focus è radicale, anche se agli occhi dei più non sembra per nulla spontaneo. Basti osservare come il mondo dei media, della politica e delle aziende si sia iperattivato attorno al tema dell’emergenza sanitaria e di quella economica causate dal Covid, ma nessuno abbia compreso che la vera partita si gioca al tavolo dell’emergenza umana. È ovviamente sacrosanto rispettare le norme sanitarie, così come reagire alla crisi economica, ma riuscire in queste imprese è prima di tutto una questione psicologica che coinvolge i processi emotivi e cognitivi degli individui: dalla percezione e gestione del rischio, a quella delle emozioni e delle relazioni.

Nella pratica questo significa che le aziende non riusciranno a sconfiggere la recessione economica e rilanciarsi sul mercato, se le persone che le compongono saranno psicologicamente claudicanti. L’antidoto al virus, da questa prospettiva, è prima di tutto l’amore. Se si ha amore per sé stessi, allora si seguono le regole in modo da non ammalarsi; se si nutre amore per il prossimo, allora si mettono in campo tutte le accortezze del caso per stare vicini ai propri amici o collaboratori sul lavoro; se proviamo amore per il pianeta, allora iniziamo a considerare l’impatto che le nostre azioni hanno in termini di sostenibilità a lungo termine per la natura.

L’amore è la risposta. Ma l’amore, come tutto quanto in natura, richiede tempo e dedizione affinché possa dare i suoi frutti.

Se si dovesse definire la caratteristica principale della tua storia, potremmo parlare di “antifragilità”, cioè della capacità di far diventare anche gli imprevisti una fonte di crescita e di miglioramento?

Guardando la mia storia dall’esterno sembra che sia così, e in parte lo è. Tuttavia mi risulta difficile attribuire a un ingrediente particolare il merito di quanto ho realizzato. Credo intanto di essere stato fortunato a nascere in questa epoca storica, in Italia e in una famiglia che mi ha trasmesso determinati valori. Per il resto io vedo un insieme di caratteristiche che, lavorando in maniera sinergica, mi hanno permesso di affrontare al meglio le difficoltà e di uscirne talvolta più consapevole di prima.

Se dovessi trovare una sintesi di quegli elementi che hanno garantito una buona qualità della mia vita, credo di potere ridurre il tutto a due componenti: le persone che ho frequentato e i libri che ho letto.

Dentro ognuno di noi c’è un dono, e abbiamo il dovere di trovarlo e farlo emergere, perché il mondo ne ha un enorme bisogno. Io ho trovato le chiavi per fare emergere questo dono e per provare a sfruttare pienamente il mio potenziale nei libri e nelle persone che ho voluto al mio fianco.

Partendo dal presupposto che chi legge questa nostra intervista sia già educato all’importanza della lettura, forse vale la pena spendere una parola in più sulla variabile delle frequentazioni. In pochi, infatti, si interrogano sulla qualità delle proprie amicizie. Io credo che un amico per essere all’altezza di questa parola debba contribuire attivamente alla nostra crescita, non lasciarci al punto in cui ci troviamo attualmente o, peggio ancora, farci regredire. E questo vuole essere un doppio monito a chi ascolta: selezionare bene le persone con cui spendere il proprio tempo, ma anche attivarsi al meglio per aiutare chi ci è vicino a diventare una persona migliore.

Come si pone l’era del cuore nell’era della pandemia? È l’inizio di una quinta vita?

Quando nella giungla arriva l’uragano alcuni alberi vengono spazzati via, mentre altri resistono. Più nello specifico, sono quelli con le radici ben salde nel terreno a farcela, mentre quelli più fragili o marci, ovvero che non hanno saputo rinnovarsi, incontreranno più difficoltà. E la dura legge della natura ci insegna che gli alberi che riu­sciranno a sopravvivere potranno conquistare i nuovi spazi ormai non più occupati. Come dire che nella difficoltà chi è resiliente diventa ancor più resiliente, mentre chi non ha lavorato sulla solidità della propria struttura avrà più facilità a soccombere.

La pandemia è l’uragano che ha scosso il mondo: sia quello fisico e concreto in cui viviamo, sia il mondo interiore di ognuno di noi che ci anima e muove nella vita.

E su entrambi questi versanti il Coronavirus è intervenuto in maniera importante sparigliando le carte in tavola, con i pro e i contro che questo reset porta con sé. Le persone vedono stravolte le loro consuetudini, ma potranno scoprirne di nuove e anche di più funzionali; alcune realtà lavorative scompariranno, ma si creeranno altri spazi per la nascita di nuove imprese.

Insomma, sì, sarà l’inizio di una nuova vita per tutti noi nella quale dovremo ricostruire l’Italia. Ma l’Italia andrà ricostruita prima di tutto da un punto di vista umano, emozionale, relazionale… Serve una prospettiva psicologica ancor prima di una strategia economica, pena il fallimento di quest’ultima e un vano sacrificio di energie, tempo e denaro da parte di tutti noi.

In questo panorama il coraggio, l’amore, l’altruismo e tutte le altre risorse che sono a disposizione nel nostro cuore dovranno necessariamente occupare un ruolo di primo piano.

Oggi è il momento della buona psicologia. Le persone, aziende e istituzioni che capiranno questo concetto prima degli altri avranno più slancio nel trasformare il punto di arresto in un trampolino per la ripartenza.

Questo articolo è di Luca Mazzucchelli, Redazione Psicologia Contemporanea ed è presente nel numero 280 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto