La (difficile) arte dell'ascolto

Spesso si dimentica che il miglior presupposto per una comunicazione funzionale è che gli interlocutori sappiano ascoltarsi l’un l’altro.

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«Se abbiamo due orecchie e una bocca, è per ascoltare il doppio di quanto parliamo», sosteneva Epitteto quasi duemila anni fa. In realtà, quando vogliamo convincere qualcuno, si tratti di una negoziazione lavorativa, di una conversazione tra amici o di una discussione di coppia, ci concentriamo prevalentemente sui contenuti della nostra argomentazione (il che cosa dire), senza interrogarci molto sul come dirlo e tantomeno sull’importanza di ascoltare prima di parlare. E così ci ritroviamo a discutere, tentando invano di convincere l’altro della giustezza delle nostre argomentazioni, il più delle volte rimanendo frustrati e con la sensazione che costui sia irragionevole.

Anche quando ascoltiamo, spesso lo facciamo più con l’obiettivo di rispondere che con quello di comprendere. Il sublime autoinganno per cui esiste un unico punto di vista corretto (il nostro) ci impedisce di ricordare che non esiste un’unica realtà “vera”, ma tante che variano a seconda del punto di vista adottato. Ognuno di noi percepisce la realtà in modo differente, cui concorrono molteplici fattori: la lingua che parliamo, la cultura in cui siamo cresciuti, l’educazione che abbiamo ricevuto e, in generale, tutte le nostre esperienze di vita.

Questo fa sì che la nostra percezione di quella che comunemente chiamiamo “realtà” sia unica e individuale, sebbene spesso tendiamo a considerarla universalmente condivisa. Ecco perché l’uso del convincimento, in cui si utilizzano spiegazioni logiche e razionali per portare l’altro a riconoscere le nostre argomentazioni come corrette, è spesso fallimentare.

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Questo articolo è di Roberta Milanese ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto