La comunicazione del futuro

Nei media digitali odierni è importante esserci, più che comunicare. Questo porta a un esito paradossale, e cioè che i cosiddetti “nativi digitali”, benché siano la generazione con più “amici”, sono anche la generazione più sola.

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Per me che scrivo e probabilmente per molti dei lettori che non sono nativi digitali, la parola “comunicazione” rimanda immediatamente alla conversazione faccia a faccia: a due persone che si guardano negli occhi e discutono tra loro. Tutte le altre forme di comunicazione – dai messaggi vocali alle immagini postate sui social media – sono solo un pallido riflesso della “vera” comunicazione, quella che non avviene sui media digitali, ma passa attraverso il corpo, la voce, le mani, le espressioni del volto.

Eppure, le cose stanno cambiando molto velocemente. Complice anche il Covid, la comunicazione interpersonale si è spostata per tutti sui canali digitali. I dati di WeAreSocial che descrivono la situazione in Italia a metà del 2021 (i dati completi sono disponibili qui: https://bit.ly/3c6dfdM) sono molto chiari. In media, nella fascia d’età tra i 16 e 64 anni, ciascun italiano passa su Internet più di 6 ore al giorno, di cui quasi 2 sui social media. Se poi ci concentriamo solo sui più giovani, ci accorgiamo che la loro comunicazione passa praticamente tutta sui media digitali. Infatti, da quando anche la scuola è passata dalle lezioni in aula a quelle a distanza, il tempo trascorso online raggiunge le 10-12 ore al giorno. Più di qualsiasi attività quotidiana, sonno compreso.

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Questo articolo è di Giuseppe Riva ed è presente nel numero 285 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto