Il panico: l'urlo del diavolo

Vediamo da vicino il disturbo di panico, una delle patologie mentali più diffuse e invalidanti della nostra epoca, considerato il vero e proprio male del secolo.

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L'etimologia del termine “panico” è universalmente nota. Affonda le sue radici nel greco “panikós”, relativo cioè a Pan, dio minore della mitologia greca, metà uomo e metà capro, considerato il protettore dei boschi e delle campagne. Secondo la mitologia, il suo urlo era così pauroso da provocare, nei poveri sventurati che vi si imbattevano, uno stato di paralisi e di totale sgomento.

Sul panico si è studiato e scritto davvero moltissimo. Gli articoli scientifici sull’argomento sono innumerevoli e ogni anno vengono pubblicate ricerche e scoperte sempre più innovative e sorprendenti. Se entrassimo poi in una qualsiasi libreria o biblioteca, ci accorgeremmo subito di quanto questo argomento sia, indiscutibilmente, il più diffuso, trattato e rappresentato nella sezione dedicata ai volumi di psicologia clinica, psicoterapia e psichiatria. Allo stesso modo, ansia patologica e attacchi di panico rappresentano tematiche onnipresenti in TV, nelle rubriche sulla salute, nei talk show e perfino sulle nostre pagine personali dei social network, attraverso la condivisione di post, articoli e inserzioni pubblicitarie. Ma come mai tutto questo fermento, attenzione e interesse attorno a tale fenomeno?

Sottraendoci strategicamente alle ovvie quanto labirintiche considerazioni legate agli interessi di natura economica, la risposta, in questo caso, è semplice: il panico è un fenomeno diffusissimo. Ne soffrono decine di milioni di persone in tutto il mondo e, nonostante il progresso scientifico e la crescente disponibilità e offerta di cure psicoterapiche e farmacologiche sempre più all’avanguardia, efficaci e diversificate, gli attacchi di panico continuano inesorabilmente ad aumentare. Fornire una spiegazione del perché ciò avvenga risulta, tuttavia, un’operazione decisamente più complessa.

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Questo articolo è di Donato Cattani ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto