Il capo facilitatore

L’importanza di una figura di riferimento, all’insegna della semplificazione dei processi organizzativi e del problem-solving.

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In materia di leadership, non si sentiva di certo il bisogno di un altro modello, visti i tanti che in questi ultimi anni si sono affacciati sul palcoscenico delle aziende. Il presente articolo, quindi, non ha finalità modellistiche, bensì di mero aggiornamento su un’ipotesi in cui il capo unisce e facilita. Gli studi sul cervello ci dicono che facilmente le nostre capacità di adulti – capacità complesse e riflessive – crollano perché insidiate da funzioni innate grevi, terra terra, primitive. E sempre il cervello ci permette di dialogare solo se aiutato da alcune capacità nuove specifiche che qui vediamo. Altrimenti deborda nella fretta, nel possesso vorace, in varie forme di scorciatoie. Il capo facilitatore chi è allora? Forse voi direte un missionario, un monaco votato alla comprensione? E ancora, è pensabile che le organizzazioni, che nei decenni, a fatica, hanno potuto assorbire la variabile della persona, dandole volto e speranza, affiancandola al ruolo produttivo, possano tener conto di un terzo fattore dirimente? Non bastano il ruolo e la persona! Cosa occorre aggiungere ancora?

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Questo articolo è di Pino De Sario ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto