Fare psicologia a distanza per accogliere il cambiamento

La recente quarantena ci ha obbligati a riorganizzare la distanza anche sul piano della consulenza psicologica e psicoterapeutica, proponendo dei setting online. Una sfida da sviluppare anche dopo l’emergenza.

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Con la pandemia che ha colpito l’Italia e il mondo dall’inizio del 2020, la maggior parte delle persone si è connessa sempre più in network virtuali per sentirsi unite pur restando distanti. In realtà, questo stare in Rete – che pure va contestualizzato nel bisogno, accentuato dal confinamento a casa, di surrogare a livello informatico quei contatti dal vivo che per tanti mesi non ci siamo potuti dare – rappresenta un’esasperazione di comportamenti sociali che caratterizzano almeno un decennio: essere online ovunque e sempre. Nel solo ambito italiano, sono quasi 50 milioni i soggetti online che restano connessi circa 6 ore al giorno (We Are Social, 2020): a documentare quanto la tecnologia e il web siano una prassi consolidata, quasi indispensabile. Numeri ancor più rilevanti se si considera che la ricerca riporta i dati di un contesto precedente al Covid-19, il quale per molto tempo ci ha appunto imposto il distanziamento sociale e un aumento delle connessioni virtuali.

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Questo articolo è di Sara Gabri ed è presente nel numero 280 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto