Acrobazie emotive. Imparare a superare rimorsi, rimpianti e sensi di colpa

Una carrellata completa sulle varie forme che può assumere la deplorazione per le proprie scelte commesse o mancate.

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Guai se non ci fosse il senso di colpa! Questo scomodo sentimento traccia dei confini, ci pone dei limiti e ci avverte quando la strada che abbiamo percorso o stiamo percorrendo non è adeguata ai nostri valori, a quelli del mondo che ci circonda o delle persone per noi importanti. Si tratta di un segnale a cui prestare attenzione e con il quale ci confrontiamo ogniqualvolta siamo chiamati a prendere decisioni che possano avere conseguenze sulla nostra vita o su quella degli altri. 

Talvolta, però, il senso di colpa perde questa fondamentale funzione adattiva e si trasforma in un sentimento invadente e invasivo che ci limita o addirittura ci blocca nel portare avanti la vita con serenità. Si è soliti credere che il senso di colpa sia una modalità di pensiero esclusivamente rivolta al passato, un «avrei dovuto fare ma non ho fatto» o un «non avrei dovuto fare e ho fatto». In realtà, si manifesta anche nel presente: «dovrei fare ma non faccio», «dovrei essere ma non sono», traducendosi in un senso di pesante inadeguatezza che può accompagnarci nel quotidiano. Si tratta comunque sempre di un peso sperimentabile in forma più o meno grave, a livello sia fisico che mentale. L’emozione primaria che ne è alla base è sempre il dolore, a cui può talvolta accompagnarsi un’altra emozione fondamentale: la rabbia. Parliamo di “rimorso” quando il senso di colpa è in relazione a una nostra azione (agita o mancata) che ha arrecato danno a noi stessi, ad altri o ha trasgredito regole sociali da noi ritenute importanti. Parliamo invece di “rimpianto” quando ci si riferisce a qualcosa di incompiuto, a un traguardo non raggiunto, a una mancata soddisfazione o a un’esperienza non vissuta pienamente. «Avrei dovuto prendere una laurea», «avrei dovuto avere dei figli» sono tipici rimpianti in cui il dolore risuona sotto forma di piacere mancato, che a volte si traduce in un vero e proprio “lutto” per la perdita di quello che di bello avrebbe potuto essere, ma per colpa nostra non è stato. E se alcuni luoghi comuni sono portati a farci credere che il rimorso possa essere molto più difficile da elaborare di un rimpianto e che la colpa del passato sia più invasiva di quella del presente, nella nostra pratica clinica abbiamo quotidianamente esperienza di come tutte queste dimensioni possano diventare simili al macigno che Sisifo è condannato eternamente a portare in cima alla montagna, a veder rotolare giù in basso, a dover ricominciare a spingere, per poi rivederlo rotolare giù.

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Questo articolo è di Federica Cagnoni, Giorgio Nardone, Roberta Milanese ed è presente nel numero 284 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui