Un’opera rock psicologica

Senso della vita, morte, emozioni, solitudine, tra le note e i versi di un album storico: the dark side of the moon dei pink floyd.

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I Pink Floyd rappresentano l’apoteosi del rock: bravura tecnica e innovazioni continue si fondono con emozioni vibranti e concetti sublimi. Non è un caso che i loro album siano ancora in classifica: incredibile ma vero, a tutt’oggi alcuni LP del gruppo inglese sono tra i più venduti al mondo. 

The dark side of the moon, la loro opera musicale più conosciuta, fu pubblicata nel 1973 e da allora non ha smesso di vendere: nel 2015 la rivista Billboard lo ha celebrato come l’album più longevo di sempre: 937 settimane tra i 200 album più venduti. Dopo 42 anni era ancora nella top 200. Ma quest’opera non è solo un successo commerciale, è un trattato di esistenzialismo denso di concetti psicologici: è un viaggio nella natura umana, nei suoi aspetti più oscuri e nascosti (il titolo indica il lato oscuro della luna: ciò che non si vede); questo richiamo all’oscurità dell’animo umano rimanda al concetto junghiano di “ombra”: la nostra parte inconscia, spesso inaccettabile, che abbiamo bisogno di integrare nella coscienza per diventare esseri completi. 

L’obiettivo dei Pink Floyd sembra proprio quello di descrivere la parte oscura dell’essere umano per comprenderlo e orientarlo. Il gruppo inglese affronta tale “ombra” descrivendola senza facili moralismi: Roger Waters, bassista della band, ha più volte sottolineato che l’empatia è un concetto cardine dell’album; proprio come bravi psicologi che evitano giudizi, gli artisti compongono i brani inserendo comprensione e consapevolezza. Empatizzare con l’ombra per metterla al servizio della coscienza: un obiettivo “terapeutico” non da poco. Vediamo altri 4 concetti psicologici che ritroviamo nelle singole canzoni dell’album. 

[1] Senso della vita.  Secondo il modello del benessere umano sviluppato da Martin Seligman, la nostra esistenza raggiunge un livello di pienezza quando si integrano 5 elementi: emozioni positive, coinvolgimento, senso, relazioni sane e nutrienti, riuscita. Il terzo elemento, il senso, rimanda alla tua “missione” nel mondo: dal tuo “perché” derivano le tue azioni, cioè scoprendo il tuo senso capirai come indirizzare le tue azioni. I Pink Floyd si interrogano sul senso in tre capolavori dell’album: Time, Money, Brain damage. La canzone Time affronta il senso del tempo: il brano ammonisce coloro che sprecano tempo prezioso focalizzandosi sugli aspetti futili dell’esistenza. I versi della traccia recitano: «E poi un giorno scopri che ti sei lasciato dietro dieci anni. Nessuno ti ha detto quando correre, hai perso lo sparo di partenza». Ogni attimo è prezioso, non sprecarlo in sciocchezze, conferiscigli un significato più alto. Money tratta del senso del denaro: è una traccia che si prende gioco dell’avidità e del consumismo, con un testo ironico ed effetti sonori allusivi, come il suono di un registratore di cassa e il tintinnio di monete sonanti. Viktor Frankl, padre della logoterapia, leggeva nel consumismo frenetico, una fuga dal vuoto: i soldi diventano un “farmaco” per la pochezza di significato. Brain damage narra il senso di identità perduto: il disagio psichico è acuito dal porre la gloria e il successo in cima alla lista delle necessità di un individuo; «I folli sono nella stanza, il giornale mostra le loro facce piegate sul pavimento e ogni giorno il giornalaio ne porta sempre di più» sono i versi della canzone che sembrano mostrare un tragico epilogo patologico: un’identità fragile e priva di senso, messa sotto pressione dai media («il giornale»), si disintegra nella follia. E tanti sono gli esempi di rockstar che hanno ricevuto dalla fama un peggioramento del loro stato mentale: da Elvis ad Amy Winehouse, passando per Kurt Cobain e lo stesso Barrett, fondatore del gruppo. 

[2] morte e solitudine. Irvin Yalom, padre della terapia esistenziale, pone tra i pilastri della sua terapia il rapporto con la morte e con la solitudine: Yalom affronta insieme al suo paziente questi due grandi temi che, se non consapevolizzati e gestiti, secondo l’eminente terapeuta americano generano psicopatologia e sofferenza. Il brano Breathe (Reprise) tratta del ritiro in solitudine: «A casa, di nuovo a casa, mi piace restare qui quando ne ho l’occasione. Quando ritorno a casa stanco e infreddolito è bello scaldarsi le ossa accanto al fuoco». Stare soli diventa la possibilità di rinfrancarsi: dalla paura della solitudine si passa alla ricerca di essa. 

The great gig in the sky è la canzone-metafora della morte: il sublime vocalizzo della cantante rappresenta il canto del cigno dell’umanità prima di arrendersi al nulla; è l’espressione massima dello sforzo umano contro il buio: prima di chiudere gli occhi, creare qualcosa di bello e utile per gli altri. Un concetto che Yalom chiama i «cerchi nell’acqua»: la nostra vita genera vibrazioni come un sasso che sprofonda nell’acqua; anche se esso cade e si perde, le conseguenze (le onde) continuano a influenzare l’ambiente. 

[3] Mindfulness e accettazione delle emozioni. Essere mindful significa essere presenti nel qui ed ora, accettare ciò che accade fuori e dentro di noi. Nel brano Breathe i Pink Floyd avvisano dei pericoli della mondanità e spingono a una vita più consapevole, appunto più mindful; i versi iniziali della canzone recitano: «Respira, non avere paura di preoccuparti. Lascia, ma non lasciarmi». Respiro, accettazione delle emozioni, lasciarsi andare mantenendo il centraggio: tutti concetti ascrivibili alla mindfulness. La traccia strumentale On the run sposta l’attenzione sulla paura di volare: Wright, il tastierista della band, era molto spaventato dai viaggi in aereo; come nella mindfulness musicale, in cui ci si focalizza su uno stimolo sonoro per gestire i pensieri ansiogeni, i Pink Floyd si concentrano a trasformare la paura in un suono di sintetizzatore, così da esorcizzarla.

[4] Locus of control. L’intero album sottintende la possibilità dell’uomo di essere l’artefice del proprio destino; il simbolo del disco (la luce che entra dentro il prisma, da cui escono i colori) rappresenta la nostra capacità di scegliere come direzionare la nostra vita, ogni scelta crea una strada, ciascuna “colorata” in maniera diversa (un brano si intitola appunto Any colour you like). Questo concetto è ascrivibile al tema psicologico del locus of control interno: la scienza ha dimostrato che chi ritiene di poter controllare il proprio operato produce azioni effettivamente più efficaci. Così l’uomo, consapevole dei propri lati oscuri, può con discernimento prendere in mano lo scettro della propria esistenza; la traccia di chiusura dell’album Eclipse recita: «Ogni cosa è in armonia sotto il sole, ma il sole è eclissato dalla luna. Non c’è un lato scuro nella luna, in realtà. Di fatto è tutto oscuro». Il buio, l’entropia, la morte vinceranno; al contempo, nel breve lasso di tempo che ci è concesso di vivere, possiamo spingere la nostra sorte verso l’empatia e l’armonia. 

Romeo Lippi, psicologo e psicoterapeuta, è il fondatore del progetto “Lo Psicologo del Rock” e dell’approccio Songtherapy. Ama Vasco, i cantautori italiani e gli Oasis.

Instagram: lo_psicologo_del_rock

Questo articolo è di Romeo Lippi ed è presente nel numero 275 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto