Trasgressione e innovazione

La trasgressione, per essere davvero innovativa, deve recepire esigenze del rispettivo contesto sociale, altrimenti resta isolata. Certe volte non è l'inventore stesso, ma un terso, a vedere la rottura delle regole con occhi diversi. 

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Che cos’è un’innovazione? La parola “innovazione” deriva da due parole latine: “novus” (nuovo) e “innovatio” (l’equivalente di “qualcosa di nuovo”). E in effetti, secondo la Treccani, un’innovazione è «ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica, ecc.».

Per questo nella mente di molti lettori il concetto di innovazione è legato a quello di trasgressione. Nella vita e nelle opere di un pittore maledetto come Van Gogh, morto suicida, o di un fotografo controverso come Oliviero Toscani, è evidente il legame esistente tra le due dimensioni. 

L’INNOVAZIONE E GLI ALTRI

Tuttavia, le caratteristiche di questo legame sono più complesse di quanto possa sembrare a prima vista. Infatti, l’innovazione è qualcosa in più dell’atto
creativo presente nella trasgressione
. Ciò che rende la rottura di una regola una innovazione è la capacità di darle forma trasformandola in qualcosa di più: in un effettivo strumento di cambiamento sociale

Da una parte, non tutte le trasgressioni producono innovazione. Molti atti creativi, infatti, precedono i tempi e non riescono a trovare il contesto che consente loro di imporsi, almeno subito. Allo stesso tempo, molte innovazioni non nascono da atti creativi, ma si basano su conoscenze già esistenti o addirittura sono il risultato di errori creativi. Per esempio, una grande innovazione come il post-it è il risultato di uno di questi errori: la creazione di un adesivo “sbagliato” che non riusciva a incollare in maniera permanente due pezzi di carta.

Ma allora qual è il legame tra innovazione e trasgressione? Una delle risposte più interessanti viene da uno studio pubblicato dalla rivista Science («Rice, psychology, and innovation», di Joseph Henrich, 2014; scaricabile qui: https://goo.gl/AfRwAt). Il punto di partenza da cui muovono gli autori dello studio è molto semplice.

Se si confrontano i livelli di innovazione tra cultura occidentale e cultura orientale, emerge una chiara differenza a favore della prima. Perché? Perché gli esponenti della cultura occidentale si caratterizzano per una duplice caratteristica: sono contemporaneamente individualisti e analitici. 

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Questo articolo è di Giuseppe Riva ed è presente nel numero 271 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto