Scegliere la vita anche oltre la morte

In nome del dialogo e del confronto, un uomo di chiesa può ascoltare e magari comprendere il bisogno di liberarsi dal dolore di chi si rivolge all’idea della morte assistita. Ciò non toglie che profili una soluzione diversa.

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Mi permetto di iniziare questo articolo con i preziosi versi di Alda Merini: «La tenebra è solo una grande domanda di luce». E non nascondo la difficoltà ad affrontare l’argomento delicato e importante del suicidio assistito e dell’eutanasia, argomenti affini ma non identici, proprio alla luce di questi versi. Cosa sappiamo veramente di ciò che si muove nel mistero di un essere umano? Una richiesta di suicidio assistito può originarsi anche da una domanda lecita, a cui forse il richiedente ha trovato quella che gli appare come l’unica soluzione, ma che forse tale non è. E comunque la richiesta suicidaria potrebbe non essere tanto una richiesta di morte, quanto piuttosto la più estrema richiesta di vita che non regge all’assenza di risposte. Ho da sempre una propensione assoluta per il dialogo, e una caratteristica fondamentale della mia ricerca spirituale è proprio quella di cercare il bene ovunque. Perfino nel dibattito sulle delicate questioni bio-etiche non posso nascondere di riconoscere degni di grande considerazione molti argomenti di chi sostiene posizioni eutanasiche o favorevoli al suicidio assistito, ma la mia coscienza si colloca su conclusioni opposte, perché credo che le importanti considerazioni che vengono fatte da costoro necessitino di altre soluzioni. (CONTINUA...)

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Questo articolo è di Guidalberto Bormolini ed è presente nel numero 275 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto