Relazioni o identità perduta

Avere relazioni online significa gestire contatti a distanza senza mettere in gioco lo sguardo, il controllo emotivo del corpo, il brivido del vis-à-vis. Però, nessuna crociata contro social e smartphone: basta saperli ricondurre al vissuto concreto.

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Una relazione è la “qualità emergente” di almeno due entità che entrano in interazione: come l’ossigeno e l’idrogeno, che, nella loro combinazione H2O, produce l’elemento acqua, il quale non ha più niente a che vedere con i suoi componenti iniziali, possedendo proprietà completamente differenti da quelle dell’uno e dell’altro. Questo fenomeno, ben noto ai biologi e fisici, risulta ancora poco conosciuto e non abbastanza considerato dagli psicologi, che troppo spesso mantengono una visione “monadica” dell’individuo, ovvero lo ritengono un soggetto dotato, prima di tutto, di un’identità individuale come fondamento del suo sentire, capire e agire.

Anche la maggioranza degli studi neuroscientifici va in questa direzione, osservando i meccanismi biologici del cervello e le loro attivazioni funzionali, spesso sottovalutando come siano la risposta a dinamiche di relazione con il mondo esterno. Fa eccezione lo studio dei neuroni a specchio di Rizzolatti e Ramachandran, fenomeno, questo, puramente relazionale e frutto della interazione comunicativa fra persone. Ma anche in tal caso, negli ultimi tempi, si stanno operando sperimentazioni che lo riconducono a dinamiche prettamente biologiche.

Ancora più fortemente orientati in questa direzione sono gli studi sulla formazione della coscienza, che sarebbe il frutto del lavoro di un meganeurone definito “connettore”, il quale presiederebbe al funzionamento interattivo della rete neuronale cerebrale. Si pensi che, agli antipodi di detta ipotesi, vi è quella della più pura e dura delle scienze, la fisica, ove la coscienza viene ritenuta – come indicava il biofisico Mario Ageno – l’effetto delle relazioni interpersonali. William James si spingeva oltre, già più di un secolo fa, sostenendo che la coscienza è il frutto delle nostre relazioni affettive significative.

Ma, al di là delle dispute accademico-scientifiche, l’argomento della mia esposizione non è quello dell’individuazione di come si formino l’identità e ancor prima la coscienza, bensì quello di evidenziare come negli ultimi decenni, in virtù delle nuove tipologie di relazione fra gli individui, mediate fortemente dalla tecnologia e da fenomeni virtuali, esse siano diventate prerogative individuali sempre più evanescenti e sempre meno strutturate. Perciò l’identità personale è sempre meno il baricentro dell’equilibrio psicologico del soggetto in balia di dinamiche comunicative atte a creare qualità emergenti tese non solo a sfuggire al suo controllo, ma anche a modellarne il relazionarsi con sé stesso, gli altri e il mondo.

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Relazioni o identità perduta

Questo articolo è di Giorgio Nardone ed è presente nel numero 268 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto