Prevenire le violenze sui piccoli

Contro le violenze su bambini dell’asilo nido o della scuola materna di cui ogni tanto si ha notizia, qualcuno propone la soluzione di telecamere sempre accese sull’operato delle insegnanti. È una buona idea?

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Nell’ultimo anno sono stati segnalati più volte dai media episodi di violenze e abusi perpetrati contro bambini, anche molto piccoli, in nidi e scuole dell’infanzia, in varie zone d’Italia, da nord a sud della penisola. Tutto questo avviene in un Paese fortemente carente di servizi per la prima infanzia, nel quale le donne fanno un’enorme fatica nel conciliare il lavoro con la cura dei figli e in cui è radicato il pregiudizio, sotterraneo ma non meno tenace, che le brave mamme debbano stare a casa ad occuparsi da sole dei propri figli senza affidarli ad estranei. Queste vicende, di conseguenza, allarmano moltissimo i genitori e contribuiscono ad aggravare ulteriormente le ansie e i sensi di colpa delle madri.

Di fronte a questi fatti, molti invocano l’uso generalizzato delle telecamere nelle strutture per l’infanzia. Oltre che di difficile realizzazione, la proposta è la spia di un atteggiamento superficiale e ansioso che affida al controllo tecnologico la soluzione di ogni problema, senza interrogarsi sulle cause e le soluzioni capaci di prevenirlo. La proposta mostra quanto molti genitori siano ben lontani dal comprendere che cosa sia il reale benessere di un bambino al nido o alla scuola dell’infanzia. Non basta certo l’assenza di comportamenti violenti da parte degli adulti per fare di questi luoghi delle situazioni positive, utili per lo sviluppo presente e futuro del bambino. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Silvia Bonino
presente nel numero 264 della rivista.
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