Non tutta la tecnologia viene per nuocere

Contro la demonizzazione a cui qualche volta sottoponiamo i più diffusi strumenti tecnologici, un atteggiamento da consigliare è quello di conoscerli meglio e senza preconcetti. Ci accorgeremo così che alcuni di loro, gestiti con equilibrio, possono solo aiutare la nostra quotidianità. Anche sotto un profilo psicologico.

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Diverse persone nel mio studio sembrano avere un pensiero comune: “Non vedo l’ora che questa moda dei social media finisca, così almeno si tornerà alla normalità”. Sono affermazioni che tutti abbiamo sentito e forse pensato: il fatto che le nuove tecnologie stiano portando più disagio che agio.

Tuttavia, come abbiamo già ribadito in questa rubrica, si tratta di una diatriba antica quanto l’uomo: per Socrate la tecnologia della scrittura ci avrebbe portato tutti alla stupidità, ma allo stesso tempo senza tecnologia non ci saremmo evoluti e le parole dei sapienti non sarebbero giunte fino a noi.

Per alcuni filosofi contemporanei – tra cui Carlo Sini – il linguaggio stesso è una tecnologia, intesa come artefatto cognitivo co-costruito culturalmente. Solo che attualmente questo progresso è talmente rapido da farci pensare che si tratti di una sorta di aberrazione del pensiero.

Questa accelerazione tecnologica è dovuta a una rivoluzione in particolare, quella “digitale”, per la quale viviamo completamente immersi in realtà sempre più virtuali, spesso senza rendercene conto. Tutto ciò sta portando profondi cambiamenti nella nostra società e anche nella nostra psiche; per esempio, sono cambiate le metafore con cui rappresentiamo il nostro mondo interiore: qualche tempo fa un giovane ragazzo nel mio studio paragonava i «pensieri disturbanti» a «notifiche sgradite» (dove per “notifica” intendeva quella dello smartphone).

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Questo articolo è di Gennaro Romagnoli ed è presente nel numero 270 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto