Magia della vita quotidiana

Come difendersi da truffe e furti grazie alla sapienza dei prestigiatori

Tecniche psicologiche simili a quelle usate dai maghi sono studiate e messe in pratica anche da coloro che vogliono manipolarci e truffarci. Impariamo a riconoscerne qualcuna.

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Mi capita di tenere conferenze sulla predisposizione della nostra mente a lasciarsi ingannare. Se si chiede a una persona qualsiasi cosa ne pensa in merito, nella maggioranza dei casi lo riterrà un fatto negativo. Pericoloso e deleterio. Eppure, da tempo si è concordi nel considerare la credulità umana come la componente necessaria per qualunque sistema di trasmissione dell’insegnamento.

Cosa posso imparare di nuovo, se non sono influenzabile? Se la mia mente pone una barriera difensiva a qualsiasi suggestione mi provenga dal mondo esterno, dai miei simili? Se non ascolto nessuno? In una certa misura, siamo tutti manipolabili. Siamo tutti influenzabili. In modalità e, potremmo dire, in vari gradi di intensità che oggi possono essere indagati e studiati in termini sperimentali e controllati. Come? Uno dei mezzi oggigiorno più utilizzati dagli psicologi cognitivi è la magia. Intesa come arte dell’illusione. Quindi nelle sue declinazioni di prestigiazione e in quella forma, oggi molto di moda, che è il mentalismo.

Quest’ultimo aspetto della magia fa uso dei trucchi, però con una modalità per la quale lo spettatore sarà indotto a ritenere che il mago gli abbia “letto nel pensiero”, oppure abbia indovinato in anticipo una certa carta, numero o qualsiasi altra cosa. In buona sostanza, il mentalista simula la possibilità di utilizzare capacità paranormali. E il risultato nello spettatore è quello che in lingua viene definita “wow experience”: l’effetto meraviglia, sorpresa, a volte addirittura entusiasmo, per qualcosa che apparentemente non rientra nelle comuni possibilità umane. Invece si tratta di inganno. Trucchi. Tecniche illusorie sperimentate dal mago con la costanza di un lavoratore indefesso. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Pierangelo Garzia
presente nel numero 264 della rivista.
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