Le tecnologie trasformative

Le nuove tecniche di realtà virtuale sono sempre più raffinate nel simulare l’ambiente “altro” in cui ci calano e quindi nel propiziare in noi cambiamenti esperienziali.

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Sempre più spesso nelle discussioni quotidiane la tecnologia è associata a esperienze negative. Dalla dipendenza dai videogiochi e dallo smartphone al tecnostress, le tecnologie digitali sono considerate più spesso un problema che un’opportunità. Tuttavia, un’area emergente della psicologia – la cosiddetta “tecnologia positiva” – ha iniziato a usare la tecnologia per modificare le caratteristiche della nostra esperienza personale, strutturandola, aumentandola o sostituendola con ambienti sintetici, al fine di migliorare la qualità della nostra esperienza personale e di aumentare il benessere in individui, organizzazioni e società. Oltre a quanto abbiamo sostenuto nell’articolo di approfondimento sul self-help presente all’interno di questo stesso numero, un crescente gruppo di ricercatori italiani e stranieri sta lavorando alla creazione di Tecnologie Trasformative in grado di generare esperienze radicali (esperienze trasformative, appunto) che producono una nuova consapevolezza nel soggetto, portando a una ristrutturazione di credenze, atteggiamenti e valori.

Come racconto con il collega Andrea Gaggioli nel volume Realtà virtuali.Gli aspetti psicologici delle tecnologie simulative e il loro impatto sull’esperienza umana, recentemente pubblicato da Giunti Psychometrics, la maggior parte delle Tecnologie Trasformative attualmente esistenti utilizza la realtà virtuale. Perché? Da una parte, la realtà virtuale ha la capacità di far vivere e sperimentare “mondi possibili”, in cui si può volare con il proprio corpo o essere Albert Einstein. Dall’altra, queste esperienze generano forti emozioni che possono indurre una nuova consapevolezza in grado di spingere il soggetto verso il cambiamento.

Il catalizzatore della trasformazione, infatti, è rappresentato dalle profonde esperienze emotive generate dall’esperienza, che inducono la persona a elaborare una nuova consapevolezza sulla realtà fisica e sociale, permettendole di costruire nuovi sistemi di significati. In particolare, l’emozione che gioca un ruolo centrale in questo processo è lo stupore profondo, la meraviglia che trasmette il senso di smarrimento dinanzi a ciò che è molto più grande di noi e ci fa sentire piccoli a tal punto da mettere in discussione tutto ciò in cui credevamo fino a quel momento. A caratterizzare l’esperienza di stupore/meraviglia sono due dimensioni. Da un lato, un senso di vastità percepita, che può essere sia fisica sia concettuale. Dall’altro, un bisogno di accomodamento, cioè l’esigenza di modificare i propri schemi mentali in base alle nuove informazioni con cui si viene in contatto. In altri termini, è il senso di meraviglia davanti a qualcosa di più grande o di diverso da noi a spingerci a cambiare i nostri schemi mentali per potere dar senso all’esperienza vissuta.

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Questo articolo è di Giuseppe Riva ed è presente nel numero 275 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto